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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    Epat Torino: Ripartenza lenta il 23 maggio per i Pubblici Esercizi

  2. sottotitolo

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  4. testoA 75 giorni dalla chiusura completa degli esercizi di ristorazione, bar, pasticcerie e gelaterie ci si sarebbe aspettato forse un maggior impatto di aperture. Solo il 70% degli operatori, in un’indagine svolta dall’Epat su 500 pubblici esercizi, conferma l’appuntamento di sabato 23 maggio. Ciò non esclude che le aperture saranno effettuate nei giorni successivi, ma il “pronti via”, peraltro ritardato rispetto al resto d’Italia, avviene in modo contingentato.

    Si tratta di esercenti che per il 40% ha praticato l’asporto e per il 35% il delivery e si dichiarano al 95% pronti con le norme di tutela per i clienti ed al 91% per quelle per i propri dipendenti. Non è pertanto timore di non poter applicare le stringenti normative derivate dalle esigenze di difesa contro il contagio, vi è altro motivo. Lo svela il sentiment sui maggiori timori degli esercenti per l’attività futura, che vede in ben il 50% degli stessi il timore per le prospettive economiche delle loro aziende e del 30% per la mancanza di validi aiuti economici per far fronte alla ripartenza. Un mix esplosivo che tarpa le ali all’entusiasmo e fa procedere con i piedi di piombo.

    Questo in coerenza con le attitudini al consumo post-covid dei clienti della ristorazione che, interpellati, hanno dichiarato che fruiranno volentieri del delivery e dell’asporto, per oltre il 50% degli istessi ed altresì per il solo 50% si sono dichiarati disponibili a rifrequentare i ristoranti da subito. Il 35% lo farà non prima di un mese (sono tutti clienti che per il 60% sono obbligati per lavoro a mangiare fuori casa almeno una volta a settimana e per il 22% cenavano al ristorante pre-covid almeno 4 volte al mese.) Nell’analisi sui comportamenti della clientela, oltre il 90% prediligerà locali conosciuti, con atmosfera conviviale e per oltre il 60% con disponibilità di spazi all’aperto. Tutto ciò induce gli operatori a pensare alla propria apertura, richiamando il proprio personale al completo solo per il 25% mentre il 75% farà rientrare personale a metà o massino ai due terzi rispetto a prima.

    Insomma, si incominciano a testare sul vivo i grandi timori che ci accompagneranno, come settore, nei mesi a venire - dichiara Claudio Ferraro direttore Epat, che ha curato l’indagine. L’ ottimistica fiducia in una sollecita ripresa, lascia il posto a concreti timori di crisi, per un settore che già prima del covid, ne aveva dato segni. L’unico talismano è l’attaccamento al lavoro degli operatori, che faranno di tutto per non avvolgersi in una spirale di difficoltà economiche e strutturali, semmai con una forza di adattamento insperato alle nuove esigenze del consumo. Nella ripartenza in un weekend di tempo bello rimane il rischio di assembramenti per cui gli esercenti della movida condivideranno la prudenza nelle riaperture con la cessazione dell’asporto alcolici dalle 19.00 e chiusura all’una nelle zone della movida e in quelle più a rischio della città.”

    “Non possiamo non essere ottimisti - dichiara Alessandro Mautino, presidente Epat - pur in presenza di settori come quelli dell’intrattenimento ancora in completo lock down. Al nostro livello di competenza abbiamo ottenuto quanto potevamo ma è ben chiaro che il compito della politica è veramente non lasciare indietro nessuno e non solo a parole. Nulla ci sarebbe di peggio di limitare la visione al 31 dicembre 2020 e poi lasciar correre. Sarebbe la fine di una intera categoria che non solo è un pilastro portante dell’economia nazionale, ma della voglia di vivere degli italiani”