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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    ASCOM Confcommercio "punta" sul futuro delle imprese. IL FUTURO NON SI CHIUDE

  2. sottotitolo

  3. immaginefuturo non si chiude
  4. testo

    Il Futuro non (si) chiude, oltre ad essere un grido d'allarme per la situazione drammatica che le imprese stanno vivendo in questo delicato momento storico, diventa Una grande campagna social nazionale per raccontare la crisi, ma anche e soprattutto la voglia di ripartire degli Imprenditori, nonché la disperazione, ormai generalizzata che investe tutto il terziario di mercato. Dal video qui tutti i materiali e gli approfondimenti.

    Allegati in fondo alla pagina si possono consultare due documenti di approfondimento sul tema: Vertenza Terziario e Imprese e pandemia: scenario e numeri della crisi


    Nello slogan Il Futuro non (si) chiude ogni parola assume una valenza significativa. Il Futuro è un termine che torna spesso nelle domande di una società rimodellata su nuove esigenze e dinamiche socio-economiche e che coinvolge dal singolo alla collettività, dal commercio all'urbanistica postpandemica, ripensando in chiave funzionale i collegamenti con le comunità locali. Aspetto, quest'ultimo, fondamentale per impedire la desertificazione commerciale e consolidare la realtà delle economie urbane.

    Il (si) individua il peso della responsabilità nella gestione dell'emergenza Covid-19 che poteva essere gestita sicuramente con meno incertezza e più programmazione, senza ricorrere necessariamente sempre al più chiusure come se fosse l’unica via percorribile. Ad accompagnare visivamente lo slogan Il Futuro non (si) chiude saranno gli scatti fotografici d'autore di Valerio Bispuri, dal forte impatto emotivo che mostrano, nel modo più realistico possibile, gli effetti della pandemia nel mondo del terziario, offrendo una veritiera e autentica "fotografia della realtà".

     

    L'importanza del terziario

    Il terziario è un settore strategico per numeri, imprese e lavoratori coinvolti. E le sue imprese costituiscono anche la centralità quotidiana di tutti noi, perché, più di tutti, impattano sulla vita delle persone, nei tempi e nei luoghi delle nostre città. Un modello di pluralismo imprenditoriale e distributivo, che tiene insieme tradizione e innovazione, imprese familiari e società di capitali, persone e territori.

    Dunque, partire dal terziario per far ripartire il Paese. Non è uno slogan, ma il semplice riconoscimento del ruolo essenziale che questo settore riveste nella vita economica e sociale del Paese. Commercio, turismo e cultura, servizi, trasporti e logistica, lavoro autonomo e professioni: un sistema di imprese che nel tempo hanno cambiato il volto della nostra economia, sempre più terziarizzata.

    Nell’ultimo decennio, infatti, la quota di valore aggiunto prodotta dai servizi di mercato dei settori di rappresentanza di Confcommercio è aumentata dal 37% a quasi il 40%. Nello stesso periodo, l’industria ha ridotto la sua incidenza passando dal 29% a poco meno del 24%. Ancora più significativo è il contributo del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni alla creazione di posti di lavoro con una quota di occupati passata dal 37,4% al 47%, Anche in questo ambito, il contributo del manifatturiero si è ridimensionato nel tempo passando dal 27,1% al 21,7%.

    Numeri importanti che rispecchiano il peso della rappresentanza di Confcommercio e il suo ruolo sindacale: la Confederazione firma, infatti i contratti nazionali del terziario, distribuzione e servizi, del turismo, dei trasporti e della logistica e altri importanti accordi collettivi di categoria che si applicano, complessivamente, a circa 5 milioni di lavoratori. Contratti moderni e innovativi che valorizzano il ruolo del terziario di mercato.


    2020, l’anno del Covid-19

    Il Covid è stato e continua ad essere uno "tsunami" per tutti, un’emergenza sanitaria che è diventata economica e sociale colpendo in maniera drammatica soprattutto le imprese del terziario di mercato: intere filiere, in particolare quella del turismo (dai pubblici esercizi agli alberghi, dai tour operator ai trasporti, dalle discoteche agli stabilimenti balneari, dallo shopping alla cultura fino al tempo libero) ma anche molti comparti del commercio al dettaglio, soprattutto abbigliamento e calzature, hanno registrato, infatti, crolli verticali di fatturato e moltissime imprese di questi settori hanno chiuso definitivamente l’attività. Una situazione che, soprattutto durante il primo lockdown, è stata resa ancor più drammatica per la “pressione” della criminalità che si è fatta sentire su una consistente parte delle micro e piccole imprese del commercio e dei pubblici esercizi. Circa il 10% degli imprenditori, infatti, durante quel periodo, è risultato esposto all’usura o a tentativi di appropriazione "anomala" dell’azienda.


    Gli effetti sui settori economici

    Per il 2020, l’Ufficio Studi di Confcommercio stima una riduzione di oltre 300mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi (saldo tra aperture e chiusure), di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia, a cui si deve aggiungere anche la perdita di circa 200mila attività professionali sparite dal mercato. Complessivamente, nel 2020 sono andati persi 160 miliardi di euro di Pil, quasi 130 miliardi di consumi (-11,8% rispetto al 2019) e il 10% di ore lavorate.

    Solo nel comparto della ristorazione le perdite di fatturato nel 2020 hanno raggiunto i 38 miliardi, con la chiusura di circa 23mila imprese; il turismo ha registrato una perdita di valore della produzione di 100 miliardi, solo il comparto ricettivo ha perso oltre 13 miliardi di fatturato; nel commercio al dettaglio, il settore abbigliamento e calzature ha perso 20 miliardi di consumi con la chiusura definitiva di 20mila negozi; nel commercio su aree pubbliche si registrano cali fino a circa 10 miliardi e 30mila imprese a rischio chiusura; nel settore degli spettacoli le perdite hanno superato 1 miliardo, in termini di mancati incassi, tra cinema e spettacoli dal vivo (musica, teatro, lirica, danza).


    Le richieste di Confcommercio

    Le priorità per uscire il prima possibile dal tunnel del Covid-19 e salvare le imprese che rischiano di chiudere sono due:

    • contrasto alla pandemia;
    • difesa del tessuto produttivo per farlo giungere “vivo” e reattivo fino al momento della ripartenza.

    Sul primo punto bisogna accelerare il più possibile i tempi della campagna di vaccinazione evitando, però, l’adozione di strategie di contrasto dell’epidemia incentrate su lockdown e limitazioni di circolazione che sono economicamente e socialmente insostenibili. Quello che serve è una strategia articolata che consenta un salto di qualità per far convivere salute e lavoro e mettere, quindi, il sistema in condizione di ripartire subito e in sicurezza. Come, peraltro, stanno dimostrando le attività rimaste aperte osservando tutte le regole e i protocolli di sicurezza. Per Confcommercio è fondamentale poter riaprire e lavorare rispettando, naturalmente, tutte le regole e i protocolli di sicurezza a tutela della salute di tutti, imprenditori, collaboratori e consumatori.

    La seconda priorità riguarda essenzialmente il nodo dei ristori e indennizzi e degli ammortizzatori sociali. Come già evidenziato, i settori economici rappresentati da Confcommercio sono quelli maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia e dei conseguenti provvedimenti adottati.

    Per questo, servono ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi in termini di meccanismi operativi. Una misura che dovrà essere accompagnata anche da interventi per ridurre o azzerare la pressione di imposte e tributi locali nei confronti delle imprese rimaste chiuse o fortemente penalizzate per i vari lockdown.

    Sul versante degli ammortizzatori sociali occorre una riforma strutturale di questo strumento e una ampia proroga della Cassa Covid-19.


    Le risorse per ripartire

    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attraverso l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, è l’occasione per una possibile ripartenza. Bisogna, però, arrivare al più presto ad un progetto compiuto e condiviso. E due, secondo Confcommercio, sono i punti chiave per una rapida programmazione e attuazione degli investimenti: una strategia per le riforme e la messa a punto di un meccanismo di governance, cruciale anche per il recupero dei divari territoriali, che consenta un’effettiva svolta nella capacità di programmazione e realizzazione degli investimenti pubblici. In particolare è necessario investire con determinazione, in termini di politiche, progetti e risorse, proprio sull’economia del terziario di mercato, perché rafforzarne la resilienza significa rafforzare la resilienza del sistema Paese.

    Le proposte sono sintetizzabili in undici punti:

     

    1. Riforma fiscale: serve un riordino del sistema fiscale in un’ottica di progressiva riduzione della pressione complessiva, insieme ad una azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione ed un’efficace web tax che ripristini parità di regole nel mercato.
    2. Accesso al credito: prorogare la moratoria dei debiti bancari oltre il 30 giugno 2021, prevedendo scadenze ancora maggiori per i settori più colpiti come il turismo, escludendo contestualmente un peggioramento del rating delle imprese.
    3. Semplificazioni: procedure più snelle e più semplici e adempimenti meno onerosi sono fondamentali per agevolare l’attività delle imprese e attivare investimenti pubblici e privati.
    4. Innovazione e digitalizzazione: serve un patto di sistema per rilanciare il Paese attraverso gli investimenti nel digitale; decontribuzione per le assunzioni in R&S, costruzione di una compiuta rete dell’innovazione tra Istituzioni, territori e Associazioni. Il digitale per migliorare il rapporto tra P.A. e imprese.
    5. Turismo e cultura: serve un progetto per il rilancio di questi comparti con dotazioni adeguate per favorire digitalizzazione, riqualificazione e nuove competenze nella filiera turistica e una strategia moderna e integrata per sviluppare le potenzialità delle attività culturali.
    6. Rivoluzione verde e transizione ecologica: incentivi e tempistiche certe che permettano alle imprese di adeguarsi senza penalizzazioni economiche e gestionali. Includere negli incentivi all’efficientamento energetico imprese e professionisti.
    7. Infrastrutture per una mobilità sostenibile: serve il pieno riconoscimento del valore dell’accessibilità territoriale per lo sviluppo del Paese ed occorre incentivare il rinnovo sostenibile dei mezzi di trasporto – dalle navi ai veicoli per il trasporto merci – per una maggiore competitività.
    8. Città e terziario di mercato: progettare una rigenerazione urbana ed economica, con dotazioni adeguate e continuative nel tempo, per rafforzare le reti urbane dei negozi, contrastare la desertificazione commerciale e creare un ambiente attrattivo per le imprese del terziario di mercato. Occorre, inoltre, salvaguardare il modello italiano di pluralismo distributivo di fronte alle sfide della multicanalità e del rapporto con territori e città.
    9. Salute: serve una stretta cooperazione tra tutti gli attori del sistema salute per l’ammodernamento del nostro Sistema Sanitario Nazionale che tenga anche conto dell’invecchiamento della popolazione.
    10. Il lavoro autonomo professionale: serve un approccio più equo ed inclusivo a questo segmento del mercato del lavoro fatto di digitalizzazione, innovazione e ammortizzatori sociali.
    11. Giovani e donne: occorrono misure che sostengano maggiormente l’imprenditoria giovanile e femminile e interventi per ridurre il gap generazionale e di genere, a partire dalla formazione.

     

    Vertenza Terziario 

    Un diverso modello di gestione dell’emergenza sanitaria

    Nell’accelerare il più possibile i tempi della campagna di vaccinazione, bisogna anche prendere atto della sempre più evidente insostenibilità economica e sociale di una strategia di contrasto dell’epidemia fondamentalmente incentrata sul modello del lockdown - sia pure ad intensità variabile - e delle limitazioni di circolazione. C’è, dunque, la necessità e l’urgenza di mettere il sistema in condizione di ripartire in sicurezza. Per Confcommercio, la priorità resta poter lavorare, con pari doveri nei confronti della salute e con pari dignità nel considerare tutte le attività del terziario di mercato come settori “essenziali” alla vita economica e sociale del Paese.

    L'emergenza economica e sociale: indennizzi e ammortizzatori sociali

    I settori economici rappresentati da Confcommercio sono quelli maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia e dei conseguenti provvedimenti adottati. Per le imprese di questi settori, il tema dei cosiddetti ristori resta, dunque, centrale. E, rispetto al decreto “Sostegni”, vanno decisamente rafforzate le risorse dedicate ai ristori che verranno riconosciuti ad imprese e partite IVA a fronte delle perdite di fatturato medio mensile registrate nel 2020 rispetto al 2019. Ristori che dovranno essere anche più inclusivi in termini di parametri d’accesso e più tempestivi in termini di meccanismi operativi. È, inoltre, fondamentale prevedere un adeguato sostegno alla finanza territoriale, a partire da quella dei Comuni, affinché si possa ridurre o azzerare la pressione di imposte e tributi locali nei confronti delle imprese rimaste chiuse o fortemente penalizzate per i vari lockdown. Sul versante degli ammortizzatori sociali occorre una riforma strutturale, ferma restando l’esigenza per le imprese del terziario di mercato di una proroga ampia della Cassa COVID 19 senza contribuzione addizionale e senza distinzioni dimensionali. Tanto più se in presenza di ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti. Riduzione strutturale del cuneo fiscale sul costo del lavoro, dunque, e riforma degli ammortizzatori sociali all’insegna dell’inclusività delle prestazioni e della sostenibilità della contribuzione.

    La ripresa: il PNRR

    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è uno snodo strutturale di una possibile ripartenza. Bisogna, però, arrivare al più presto ad un progetto compiuto e condiviso. Tre sono i punti chiave per una rapida programmazione e attuazione degli investimenti:

    • la strategia delle riforme
    • la centralità del terziario di mercato corrispondente al suo peso sul PIL (circa il 40%)
    • l’impianto di governance con un “Comitato di responsabilità sociale”, che annoveri la presenza anche di rappresentanti delle forze sociali.
       

    Il cammino della ripresa: le proposte di Confcommercio


    Riduzione del peso fiscale

    Riordino del sistema fiscale in un’ottica di progressiva riduzione della pressione complessiva, insieme ad una azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione ed un'efficace web tax che ripristini parità di regole nel mercato.

    Accesso al credito e proroga della moratoria dei debiti bancari

    È necessario estendere, in via generale, di almeno un anno il termine di efficacia della moratoria dei debiti bancari, attualmente fissato al 30 giugno 2021, prevedendo al contempo scadenze ancora più ampie per le filiere produttive maggiormente colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria, tra cui il turismo. Va contestualmente escluso un peggioramento del rating delle imprese che usufruiscono della moratoria.

    Occorre, inoltre, agire per tempi di rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche straordinarie ben oltre l’attuale limite massimo dei sei anni e valorizzare il ruolo dei confidi in sinergia con il Fondo di garanzia per le PMI.

    Semplificare per crescere

    Procedure più snelle e più semplici e adempimenti meno onerosi, fondamentali per agevolare l’attività delle imprese e attivare investimenti pubblici e privati.

    Digitalizzazione come via all’innovazione

    Un patto di sistema per rilanciare il Paese attraverso gli investimenti nel digitale; decontribuzione per le assunzioni in ambito R&S, il finanziamento delle attività di riprogettazione del business, la costruzione di una compiuta rete dell’innovazione (Istituzioni, territori, associazioni), l’investimento sulle competenze digitali, il digitale come driver per migliorare il rapporto tra PA ed imprese.

    Competitività: turismo e cultura

    Un progetto per il rilancio di questi due comparti con dotazioni adeguate. Per il turismo un approccio a tutte le sue espressioni economiche, oltre a quella culturale in senso stretto, che declini gli assi portanti della ripresa – digitalizzazione, riqualificazione, nuove competenze e inclusione – nelle forme più adeguate per ogni componente della filiera. Una strategia per la cultura moderna e integrata, dedicata a tutte le attività culturali, che rilanci il settore dopo la generalizzata chiusura e consenta di svilupparne appieno le potenzialità sulle quali altri Paesi stanno costruendo intere economie.

    Rivoluzione verde e transizione ecologica

    Per una vera “rivoluzione verde” servono incentivi e tempistiche certe che permettano alle imprese di adeguarsi senza penalizzazioni economiche e gestionali. Includere negli incentivi all’efficientamento energetico imprese e professionisti.

    Infrastrutture per una mobilità sostenibile

    Pieno riconoscimento del valore dell’accessibilità territoriale per lo sviluppo del Paese ed occorre incentivare il rinnovo sostenibile dei mezzi di trasporto – dalle navi ai veicoli per il trasporto merci – per una maggiore competitività.

    Città e terziario di mercato

    Un programma di rigenerazione urbana ed economica, con dotazioni adeguate e continuative nel tempo per rafforzare la rete urbana dei negozi e servizi di prossimità e contrastare la desertificazione commerciale al fine di incrementare la coesione sociale e creare un ambiente attrattivo per le imprese del terziario di mercato. E sul tema della coesione territoriale, serve un progetto specifico per la salvaguardia del modello italiano di pluralismo distributivo chiamato al confronto con le sfide della multicanalità e del rinnovamento del rapporto con territori e città.

    Salute

    L’ammodernamento del nostro Sistema Sanitario Nazionale - tanto più dopo la prova della pandemia e tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione e della conseguente cronicità - ha bisogno di una stretta cooperazione tra tutti gli attori coinvolti nel sistema salute.

    Il lavoro autonomo professionale

    Un approccio al mondo del lavoro professionale più equo ed inclusivo: digitalizzazione, innovazione, valore economico ed ammortizzatori sociali.

    Giovani e donne

    Occorrono misure che sostengano maggiormente l’imprenditoria giovanile e femminile e interventi per ridurre gap generazionale e di genere, abilitando leve essenziali per lo sviluppo economico e sociale del Paese, a partire dalla formazione.

    Imprese e pandemia: scenario e numeri della crisi

    Scenario economico

    Nel 2020 secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio ci saranno circa 300mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi in meno (saldo tra aperture e chiusure), di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia, a cui si devono aggiungere anche 200mila attività professionali sparite dal mercato. Complessivamente, nel 2020 sono andati persi 160 miliardi di euro di Pil e quasi 130 miliardi di consumi (-11,8% rispetto al 2019), circa 2.000 euro a testa considerando anche i mancati acquisti degli stranieri in Italia, e il 10% di ore lavorate. E tre sono le cause del crollo dei consumi dello scorso anno:

    • riduzione del reddito disponibile;
    • aumento del risparmio precauzionale per la crescente incertezza economica;
    • forte riduzione delle possibilità di acquisto dovuta ai lockdown e alle restrizioni alle attività economiche.

    Il 2021 si è aperto peggio delle aspettative con un primo quarto dell’anno ancora debole. Molto dipenderà, dunque, dalla capacità di cominciare a riformare la nostra economia con l’accompagnamento dei necessari investimenti. A cominciare dalla revisione al ribasso delle vecchie stime della Nota di Aggiornamento, essendo altamente improbabile raggiungere l’obiettivo del 6% di crescita. A questo proposito, le stime del nostro Ufficio Studi non superano il +3,8% con consumi di poco sopra il 4%, livelli ancora insufficienti a recuperare la metà di quanto perso.

    Si prospetta, dunque, una ripresa faticosa che andrà affrontata e costruita con coraggio evitando di tornare a “crescere” ai ritmi con i quali ci siamo mossi negli ultimi venti anni. Servono riforme, a cominciare da quella fiscale per ridurre le tasse su imprese e famiglie e da una maggiore semplificazione di norme e adempimenti, ma servono anche investimenti e più Europa. Abbiamo, infatti, un’opportunità: quella di cominciare a programmare un futuro diverso e migliore grazie alle risorse del programma Next Generation EU.