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    Carte di pagamento: importante decisione della Commissione europea in materia di commissioni interbancarie

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    Confcommercio ormai da alcuni anni sta sostenendo in sede istituzionale, sia a livello nazionale che europeo attraverso Eurocommerce, la questione dell’elevato livello delle commissioni pagate dai commercianti sulle carte di pagamento.

     La tesi sostenuta è quella che tale situazione è determinata principalmente dalla mancanza di concorrenza nei circuiti interbancari.

     In tale quadro è da ritenersi particolarmente rilevante la decisione assunta dalla Commissione europea a chiusura del procedimento Mastercard.

     L'indagine della Commissione si è basata inizialmente su una serie di notifiche che il predecessore giuridico di MasterCard (Europay International S.A.) ha presentato tra maggio 1992 e luglio 1995, nonché su una denuncia presentata da EuroCommerce nel maggio 1997.

     Più specificamente, la Commissione ha deciso che la multilateral interchange fee, ossia la  commissione interbancaria multilaterale (MIF) applicata da MasterCard ai pagamenti transfrontalieri con le carte di debito e di credito MasterCard e Maestro nello Spazio economico europeo (SEE) viola le norme del Trattato CE relative alle pratiche commerciali restrittive della concorrenza (articolo 81).

     La Commissione ha concluso che la MIF, imposta da MasterCard su ogni pagamento presso gli esercizi al dettaglio, aumenta i costi di accettazione delle carte da parte dei dettaglianti senza produrre efficienze comprovate.

     MasterCard ha ora sei mesi per adempiere all'ordine della Commissione europea di sopprimere la MIF.  In caso contrario, la Commissione potrà imporre a Mastercard il pagamento di un'ammenda giornaliera pari al 3,5% del suo fatturato globale quotidiano dell'esercizio precedente.

     Secondo la Commissione, le MIF non sono da ritenersi illegali in quanto tali, ma in un sistema aperto di carte di pagamento come quello di MasterCard, tali commissioni sono compatibili con le regole UE di concorrenza soltanto se contribuiscono al progresso tecnico ed economico e vanno a vantaggio dei consumatori.

     Nel corso del procedimento MasterCard ha sostenuto che la sua commissione interbancaria multilaterale rappresenta uno strumento per "massimizzare la produzione del sistema". La Commissione europea non ha però ritenuto convincenti le prove empiriche presentate da Mastercard per sostenere tale tesi.

     Al contrario, la Commissione, come sostenuto anche da Confcommercio ed Eurocommerce, ha individuato un modello commerciale basato su un meccanismo che determina un prezzo minimo che i commercianti devono pagare per accettare le carte di pagamento.

     Questo meccanismo si basa su una rete complessa di commissioni convenute tra le banche a livello multilaterale. La MIF viene trattenuta dalla banca del consumatore/cliente (la "banca issuer") e addebitata alla banca del commerciante (la "banca acquirer"), che poi tiene conto di questo elemento di costo per fissare i propri prezzi per i commercianti.

     La Commissione ha vietato la MIF di MasterCard in quanto aumenta la base sulla quale le banche acquirers calcolano i prezzi addebitati ai commercianti per l’accettazione delle carte di pagamento. Al tempo stesso la MIF rappresenta una gran parte del prezzo finale pagato dalle imprese per accettare le carte di pagamento di MasterCard.

     Per quanto riguarda invece il circuito Visa, va ricordato che nel 2002 la Commissione ha autorizzato un sistema simile per 5 anni, dopo che Visa stessa si era impegnata ad una riforma sostanziale della propria MIF. In particolare, Visa propose di ridurre progressivamente il livello della sua commissione, passando da una media dell'1,1% allo 0,7% entro la fine del 2007 e di fissare un livello massimo dei costi per alcuni servizi specifici. Visa, inoltre, si impegnò a migliorare la trasparenza delle commissioni.

     Tale esenzione tuttavia è scaduta il 31 dicembre 2007. Pertanto, a partire da tale data anche Visa ha la responsabilità di verificare che il suo sistema rispetti appieno le norme UE sulla concorrenza.