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    Crediti deteriorati, dalla Bce un un macigno sulle pmi

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  4. testoLa Bce prepara una nuova stretta sui crediti deteriorati delle banche. La proposta della vigilanza dell'istituto di Francoforte, dovrebbe entrare in vigore a gennaio e, secondo alcune prime stime, costare 1,3 miliardi di euro l'anno e aumentare il costo del credito.


    La proposta, che va ricordato è contenuta in un documento di consultazione e quindi passibile di modifiche, ha indubbiamente aspetti negativi prevedendo piani di ammortamento obbligatori di due anni sui flussi di sofferenze dai crediti non garantiti e sette per quelli garantiti seppure non si applichi sullo stock esistente, circostanza, questa sì, che sarebbe distruttiva.


    Nel nostro Paese però, anche a causa di tempi di recupero della giustizia ancora lunghi (nonostante le prime riforme normative fatte) le linee guida Bce avrebbero un peso specifico maggiore per un settore che solo ora sta riprendendo fiato e che deve inoltre affrontare la fine del Qe dal 2018. E non a caso fonti della Banca d'Italia sottolineano come si punti a una versione 'bilanciata' che tenga conto dei maggiori tempi di recupero crediti italiani ed escluda le posizioni garantite da collaterale e si limiti solo ai nuovi flussi, non allo stock.


    "Queste ennesime regole sui crediti deteriorati – ha commentato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli - rischiano di avere forti effetti negativi soprattutto sulle pmi". Intanto gli analisti delle case d'affari cercano di tracciare le prime stime per il comparto italiano: 1,3 miliardi di euro all'anno, facendo salire il costo del rischio di 9-11 punti base, con un impatto dell'8% sull'utile per azione, e di 60 punti base sul rote (ritorno sul capitale tangibile) al 2019. Eppure segnali positivi dal mondo bancario ce ne sono. Lo stock di sofferenze è calato del 23% fra dicembre 2016 e luglio 2017, ricorda Patuelli.


    "La proposta della Bce sui crediti deteriorati è da allarme rosso. Infatti se le banche dovessero far fronte ad un accantonamento di capitale fino al 100% del finanziamento in essere le conseguenze si tradurrebbero automaticamente in una drastica riduzione del credito e maggiori tassi di interesse, soprattutto, per le pmi. E per il nostro Paese, che sta uscendo solo adesso dalla crisi, un forte ‘raffreddamento' del credito avrebbe effetti devastanti sulle prospettive di crescita".


    Così il presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli, per il quale "la stabilità finanziaria e il rafforzamento dell'economia devono andare di pari passo e, come ha ricordato il presidente del Parlamento Europeo, su scelte di così grande rilievo la burocrazia non si sostituisca alla politica. Auspichiamo che la fase di consultazione recentemente avviata dalla stessa Bce possa rappresentare un'occasione di confronto tra tutti soggetti interessati con l'obiettivo di rivedere i nuovi criteri annunciati lo scorso 4 ottobre".