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Principali
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    Nelle gare del mercato pubblico le pmi rivendicano il loro ruolo

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  4. testo"Confcommercio continuerà a lavorare con impegno e determinazione, in coordinamento con le associazioni di categoria coinvolte, per rendere l'applicazione dei provvedimenti più compatibile con la vita delle nostre imprese, per facilitarne l'attività, per rispondere alle esigenze e ai bisogni crescenti degli imprenditori dei nostri settori".


    Parole del presidente di Confcommercio, Carlo 
    Sangalli, nel suo saluto di apertura al convegno  "Mercato pubblico, centralizzazione e tutela della concorrenza", organizzato a Roma dalla Fnip (Federazione nazionale imprese di pulizia), nel corso del quale ha sottolineato che le imprese del sistema Confcommercio che operano nelle pulizie, nei servizi integrati, nei multiservizi e nelle forniture ospedaliere "sono penalizzate nella possibilità di concorrere alle gare di appalto della Consip, come certifica anche una recente decisione del Consiglio di Stato". Che è stata "non una vittoria di parte, ma una legittimazione dell'esistenza economica di sei milioni di aziende che garantiscono migliore qualità e prezzi più contenuti per la P.A.".


    Il microfono è quindi passato a Nicola 
    Burlin, presidente della Fnip, che ha evidenziato come negli ultimi anni sia cresciuto nel settore di rappresentanza "l'utilizzo delle gare d'appalto che ha generato un'enorme difficoltà legata alla politica di centralizzazione degli acquisti che sbarra l'accesso alle pmi a causa delle dimensioni sproporzionate e irragionevoli dei lotti".


    Fnip "dice sì alla centralizzazione, ma è preoccupata per il binomio centralizzazione/concentrazione della domanda. Le forme di aggregazione devono essere ragionevoli e serve un'istruttoria ricognitiva attenta del mercato che garantisca condizioni efficacidi concorrenza".


    "Dal 2014 – ha concluso Burlin – abbiamo perso mille imprese: è di vitale importanza apportare correttivi al sistema". Sulla stessa linea Massimo 
    Riem, presidente di Asfo Sanità, per il quale "per le nostre aziende è impossibile partecipare a bandi e lotti tanto sovradimensionati: alle ultime gare su peacemaker e stent hanno partecipato rispettivamente soltanto sei e dieci aziende. Solo nel Lazio abbiamo perso trenta aziende nel 2014. Questo tipo di gestione sta espellendo le aziende del mercato distruggendo un tessuto economico importante a livello occupazionale e di qualità al servizio del cittadino".


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