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    Tari: riduzioni e aumenti, nelle città si ignora il servizio alle imprese

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  4. testoLa Tari, la tassa sui rifiuti, risulta, secondo uno studio del Sole 24 Ore, sempre più svincolata dalla qualità del servizio fornito agli artigiani, ai commercianti e agli imprenditori. Nello studio è stato preso in esame l'andamento del tributo per metro quadro in 76 capoluoghi di provincia con almeno 50mila abitanti per quattro tipi di attività: un albergo, un supermercato, un parrucchiere e un negozio di ortofrutta.


    Sono state analizzate anche le caratteristiche principali e la qualità del servizio, la quota percentuale di raccolta differenziata, la Carta del servizio e infine l'attenzione alle imprese. Nel 2017 si registrano rincari record in ben 27 capoluoghi come Andria, Cagliari e Chieti, mentre in altri trenta la tassa risulta ridotti e nei restanti 18 è rimasta stabili.


    Le cause sono molteplici, come commenta Donato Berardi, direttore del Laboratorio sui servizi pubblici locali di Ref Ricerche: "le regole non sono chiare su quali siano i costi ammissibili", quindi spesso le tariffe finanziano anche spese estranee al servizio stesso.


    Molto dipende anche dal tipo di attività: gli albergatori, ad esempio, puntano su città con una Tari poco elevata, come ad esempio Belluno, Udinese e Cuneo, mentre i parrucchieri e le estetiste del Mezzogiorno registrano un salto notevole, arrivando anche a superare i 10 euro al metro quadro. Asti invece è stata designata come il capoluogo meno favorevole per l'ortofrutta, seguito da Venezia, Genova, Napoli, Roma e Brindisi, con più di 45 euro al metro quadro.


    La Legge di Bilancio 2018 ha assegnato all'Arera, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti, il controllo del ciclo dei rifiuti urbani. Il suo compito sarà dunque quello di definire la regolazione economica e di tutelare i consumatori fissando gli standard minimi di qualità del servizio.