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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    CCIAA Torino: i dati sulla natimortalità delle Imprese nel 2020

  2. sottotitolo

  3. immaginenatimortalità 2020
  4. testo

    Il 2020 si configura come un anno di “sostanziale paralisi” della dinamicità imprenditoriale, con un forte calo sia delle aperture sia delle chiusure di impresa, ai minimi storici degli ultimi 20 anni. Rispetto alle cessazioni, il tessuto imprenditoriale torinese è in stand by, in attesa di capire l’efficacia ed i meccanismi dei ristori, molte imprese mantengono aperta l’attività. Sarà necessario attendere i dati almeno del primo semestre di quest’anno per poter quantificare con maggiore precisione gli effetti reali della crisi sanitaria sul complesso del tessuto imprenditoriale”. 


    Tutti i materiali illustrati dalla CCIAA di Torino

    Il Comunicato stampa 

    Le slide presentate in conferenza stampa

    Le imprese torinesi

    Con 219.700 imprese registrate a fine 2020 e un aumento di +187 unità il tessuto imprenditoriale torinese rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2019: il tasso di crescita si attesta a +0,16%, simile rispetto al 2019, in linea con il trend evidenziato a livello nazionale (+0,32%), ma in controtendenza rispetto al dato regionale (-0,23%).

    Analizzando la dinamica di iscrizioni e cessazioni, si rilevano per entrambe le voci valori ai minimi storici da inizio millennio: risultano infatti 11.919 le nuove iscrizioni e 11.558 le cessazioni. Per dare un raffronto nel 2007 raggiunsero il picco rispettivamente con 19.524 aperture e 16.467 chiusure.

    Da un lato l’incertezza economica ha frenato l’avvio di nuove attività, dall’altro le azioni di sostegno, fra cui le misure fiscali, i contributi a fondo perduto e i ristori, hanno rallentato o forse solo ritardato le chiusure.

    Occorre rilevare, tuttavia, che da anni il tessuto imprenditoriale torinese assiste ad una lenta erosione, per nulla legata all’attuale crisi sanitaria: dal 2011 ad oggi si sono perse circa 18.000 imprese, pari al -7,5% dello stock complessivo, soprattutto nella categoria delle micro imprese (meno di 10 addetti).

    Revisione dei codici ATECO

    Tutti i macrosettori economici hanno registrato nel 2020 una frenata dei flussi di iscrizioni e cessazioni. I nuovi scenari della “Covid-economy” hanno però anche prodotto un incremento delle procedure di revisione dei codici ATECO attribuiti a ciascuna impresa.

    In particolare, la distinzione fra attività “non essenziali” ed “essenziali” adottata durante il primo lockdown ha spinto questa dinamica, che al suo interno ha poi incluso diverse casistiche: dalle imprese che per continuare ad operare hanno scelto di diversificare la propria produzione in direzione di attività “essenziali” a quelle che, in precedenza incluse nell’insieme delle “imprese non classificate”, hanno ricodificato la loro attività economica.

    Altri cambiamenti di codice, infine, volti a “sanare” attribuzioni di codifiche non più attinenti all’attività effettivamente svolta dalle imprese, sono stati connessi all’elargizione dei contributi previsti prima con il DL Rilancio e poi con i Decreti Ristori successivi, che di fatto ampliavano la platea di attività beneficiarie di ristori e contributi a fondo perduto.

    In sintesi, nel 2020 l’anagrafe camerale torinese ha gestito 1.390 richieste di variazione del codice ATECO sia di attività prevalente, sia secondaria, a fronte delle circa 210 e 135 pratiche rispettivamente del 2019 e 2018. Questi cambiamenti hanno inevitabilmente avuto una ripercussione nei numeri definitivi di imprese presenti in ogni settore.

     

    Settori di attività economica 2020

    Servizi prevalentemente orientati alle imprese (+1,0%; il 26% del totale)

    Quello dei servizi alle imprese è il primo settore per numerosità, con 57.213 attività e una crescita della consistenza del +1,0% rispetto al 2019.

    In aumento nel 2020 attività di supporto per le funzioni d’ufficio e imprese di pulizia e altre attività come la disinfestazione. In crescita anche le attività professionali, scientifiche e tecniche, i servizi di informazione e comunicazione, con la produzione di software e i servizi di elaborazione dati e hosting, oltre alle attività finanziarie e assicurative.

    Stabili le attività immobiliari e le imprese dei trasporti e del magazzinaggio, con una crescita soprattutto dei servizi postali e delle attività di corriere.

    Commercio (-0,6%, il 24,5% del totale)

    Il commercio è il secondo settore per numero di imprese, calato complessivamente del -0,6%: la diminuzione è da imputarsi al commercio al dettaglio, che rappresenta oltre il 51% del settore e che ha subito una contrazione del -1,4%, dovuta soprattutto alla riduzione del commercio in sede fissa. Anche il commercio ambulante ha registrato un calo (-0,6%), mentre si registra un exploit delle attività di e-commerce (+13,6%).

    Poche le categorie in crescita: i minimercati, le farmacie, i negozi di computer e quelli di articoli di seconda mano; nell’alimentare, la vendita di frutta e verdura.

    In calo l’abbigliamento, le edicole, le cartolerie, i negozi di articoli sportivi, le ferramenta, i negozi di mobili e di utensili per la casa.

    Costruzioni (+1,2%, il 15%)

    Per la prima volta nel corso degli ultimi 10 anni il settore delle costruzioni fa registrare un incremento della consistenza delle imprese registrate, pari al +1,2% rispetto al 2019 (+383 unità) e chiude l’anno con uno stock di 32.879 imprese. Su questo andamento ha sicuramente inciso il cosiddetto superbonus, misura volta a favorire la ripresa dei lavori di efficientamento energetico e di messa in sicurezza degli edifici.

    Industria (-1,4%; il 9,3%)

    Le imprese registrate, pari a 20.365 unità, sono scese dell’1,4% nel corso dell’anno, riducendosi di 293 imprese rispetto al 2019 (quando la contrazione era stata pari al -1,8%). I settori che hanno subito la maggiore contrazione sono la meccanica, l’industria alimentare e delle bevande, la lavorazione del legno e fabbricazione di mobili, e la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

    Stabili le imprese dei mezzi di trasporto, settore che è stato sostenuto nell’anno dall’ecobonus e dagli incentivi approvati nella seconda metà del 2020.

    In aumento, infine, la riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature, e la produzione di articoli in gomma e materie plastiche che, in particolare, ha registrato un incremento di attività di fabbricazione di “altri articoli in materie plastiche”, probabilmente connesso alla produzione di DPI.

    Istruzione, Sanità e Servizi pubblici, sociali e personali (+1,7%; il 7,4%)

    Con 16.356 imprese si registra una crescita del +1,7%, con un incremento di tutte le categorie, anche grazie alla “trasformazione” di realtà precedentemente operative non in forma imprenditoriale. L’istruzione rileva l’incremento più alto ma salgono anche le attività culturali, associative e di divertimento. Fra le attività di assistenza sanitaria si amplia il numero degli studi medici specialistici e degli altri servizi di assistenza sanitaria tra cui le attività di fisioterapia e quelle paramediche. Nei servizi di assistenza sociale, crescono le strutture di assistenza residenziale per anziani e disabili. Diminuiscono alcune delle attività più colpite dalla crisi: lavanderie, parrucchieri e barbieri e centri per il benessere fisico, mentre continuano ad aumentare i centri estetici, gli studi di tatuaggi e piercing e i servizi di cura degli animali da compagnia.

    Servizi di alloggio e ristorazione (+0,5%; il 7,1%)

    Il settore si compone di imprese che, nel periodo dell’emergenza sanitaria, hanno dovuto differenziare l’erogazione dei servizi (ad esempio il take away e il delivery per bar e ristoranti), o che sono state costrette a “congelare” l’attività imprenditoriale (alberghi, b&b, ecc.). Nel complesso, tuttavia, le imprese registrate a fine 2020 sono 15.689, cresciute del +0,5%. In particolare, fra le attività dei servizi di ristorazione e somministrazione, che rappresentano oltre il 94% delle attività e sono aumentate nel complesso dello 0,4%, restano stabili i take away (+0,3%) e cresce la ristorazione ambulante (+6,3%).

    Agricoltura (-1,5%; il 5,3%)

    Il settore agricolo, che già negli anni passati rilevava una scarsa dinamicità, nel 2020 ha subito un ulteriore rallentamento, scendendo a 11.690 unità, rispetto alle 11.868 del 2019.

    Categorie di imprese

    Le imprese artigiane

    Alla fine del 2020, sono 58.580 le imprese artigiane registrate, il 26,7% dell’intero tessuto imprenditoriale provinciale (erano il 29% nel 2011). Il tasso di crescita è pari al +0,04%. Nonostante la tenuta dell’ultimo anno, nell’ultimo decennio le imprese artigiane sono calate di oltre 9.500 unità.

    Le imprese femminili

    Nel 2020, sono 48.997 le imprese femminili registrate nel territorio torinese, il 22% del tessuto imprenditoriale totale. Il tasso di crescita resta leggermente negativo, pari a -0,47%. Se il commercio registra un calo del numero di imprese femminili, crescono invece sia i servizi alle imprese, sia i servizi alla persona. Guardando alle posizioni imprenditoriali, quasi 6 imprenditrici torinesi su 10 sono “over 50”, mentre solo il 4,4% risulta avere meno di 30 anni. Rispetto al 2019, cresce la componente delle imprenditrici straniere, in media più giovani.

    Le imprese straniere

    La presenza imprenditoriale straniera sul territorio torinese restituisce ancora una volta un risultato in crescita: a fine 2020 sono 27.980 le imprese straniere registrate, con un tasso di crescita pari al +4,9% (era +4,6% nel 2019). Si tratta di una realtà imprenditoriale meno strutturata rispetto all’intero tessuto economico provinciale: infatti, solo il 9,1% delle imprese straniere è organizzato in forma di società di capitale (a fronte del 21,4% del dato complessivo) e ben l’82,5% è un’impresa individuale (circa il 53,0% nel totale). A livello settoriale, gli stranieri sono maggiormente presenti nel comparto delle costruzioni (31,1%); seguono il commercio e i servizi prevalentemente orientati alle imprese.

    Le imprese giovanili

    Sono 20.820 le imprese giovanili registrate nel 2020, pari al 9,5% delle imprese totali torinesi, in calo di 207 unità rispetto al 2019. Il settore di attività in cui la presenza giovanile è più marcata è il commercio (26,4%), seguito dai servizi prevalentemente orientati alle imprese (22,7%) e dalle costruzioni (15,7%).

    L’analisi delle variazioni di consistenza rispetto all’anno precedente mostra in sofferenza pressoché tutti settori, ad eccezione dei servizi prevalentemente orientati alle imprese, che registrano un +3,2%, e i servizi alle persone, che salgono del +1,6%. Il 27,4% delle imprese “under 35” è rappresentata da stranieri, dato in crescita rispetto al 2019 del +2,1%, mentre cala il peso della componente femminile (il 26,6%, -3,3%).