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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    FIPE: «AI SERVIZI IGIENICI NON POSSONO PENSARE SOLO I BAR»

  2. sottotitolo

    Insussistenza dell'obbligo dei pubblici esercizi di mettere a disposizione i bagni anche ai non avventori. Sentenza del TAR Toscana

  3. immagine
  4. testo
    La sentenza in oggetto, che riveste una importanza centrale nella politica di difesa delle imprese di pubblico esercizio, è il risultato di una impugnativa del Presidente della FIPE-Confcommercio di Firenze avverso una deliberazione del Consiglio Comunale che approvava il piano della distribuzione e localizzazione della funzione di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e del Regolamento di Polizia Municipale limitatamente agli articoli che prevedevano l’obbligo in capo agli esercizi di somministrazione di fornire i servizi igienici di cortesia al pubblico in generale, cioè a chiunque ne facesse richiesta  a prescindere dalla sua qualità di cliente dell’esercizio.

    Il TAR Toscana, con una dotta ed approfondita motivazione, ha respinto tutte le difese del Comune di Firenze argomentando che tale obbligo va inteso come un limite alla proprietà privata apportato con atto amministrativo e non con norma di legge e pertanto contrario alla Costituzione, che sulla materia specifica la competenza non è regionale, ma concorrente con la conseguenza di dover osservare la disciplina statale “dalla quale non è desumibile un obbligo del genere di quello imposto dal Comune di Firenze” .
     
    L’obbligo di mettere a disposizione i servizi igienici anche a chi non è cliente – continua il TAR – non è nemmeno desumibile dalla legge 25 agosto 1991, n. 287 in materia di pubblici esercizi essendo, questa, una “norma rivolta alla Pubblica Amministrazione, cui indica i presupposti per l’emissione dell’autorizzazione, e non già finalizzata a disciplinare il comportamento degli esercenti”.

    Il TAR ha inoltre riconosciuto la eccessiva gravosità dell’obbligo in discorso dal quale discenderebbe una limitazione della libertà di iniziativa economica, in violazione dell’art. 41 della Costituzione, nonché un perturbamento della concorrenza in quanto il Comune di Firenze intende imporre ai privati di rendere a titolo gratuito una prestazione che, allorché venga resa dal Comune medesimo, è, invece, a titolo oneroso. Tale previsione, oltretutto, era caratterizzata anche dalla completa mancanza di compensazioni da parte del comune per lo svolgimento di un servizio di natura pubblica.
     
    La sentenza ha, inoltre, rimarcato come la messa a disposizione di chiunque ne facesse richiesta dei servizi igienici si sarebbe tradotta in uno scadimento del servizio per i consumatori.

    _________________
    «Dispiace essere dovuti arrivare ad un braccio di ferro con l’amministrazione – lamenta Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe Nazionale – coinvolgendo anche le aule di tribunale, ma in questo caso non abbiamo potuto fare a meno di difenderci. Se tutti, invece, applicassero un po’ di sano buon senso si arriverebbe a risultati migliori, concordati e senza spendere soldi dei contribuenti. L’amministrazione non può scaricare sugli esercenti compiti che le spettano, come per esempio dotare le città di servizi igienici per il pubblico, come avviene in tutte le città d’Europa. E se è professionale per l’esercente consentire l’uso del bagno ad una persona in evidente stato di necessità, sarebbe altrettanto delicato da parte dell’avventore avere l’accortezza di consumare qualcosa, magari proprio per riprendersi dallo stato di disagio. Invece, purtroppo, l’uso dei servizi è diventato occasione di vandalismo, inciviltà, furti e altre cose vergognose in una società civile. Speriamo che limitare l’uso dei bagni agli avventori consenta un più ordinato utilizzo di un servizio che comporta impegno e risorse; servizio che non può essere imposto per legge ai pubblici esercizi».