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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro – attività di vigilanza

  2. sottotitolo

  3. immagine
  4. testo

    L'INL, con circolare n. 5/2019, fornisce le linee guida per l'attività di vigilanza in materia di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cui all'art. 603 bis c.p..

    In primo luogo l'Ispettorato ricorda che, la riformulazione dell'art. 603 bis c.p. da parte della L. n. 199/2016, ha previsto due distinte figure di incriminazione:

    • quella della intermediazione illecita, che persegue chiunque recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizione di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
    • quella dello sfruttamento lavorativo, con cui si punisce penalmente chiunque utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante la citata attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

    I reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, benché generalmente associati all'attività svolte in agricoltura, vengono ampiamente riscontrati anche nell'ambito di attività di servizi.

    Gli elementi costitutivi di entrambe le fattispecie di illecito sono quello dello sfruttamento lavorativo e quello dell'approfittamento dello stato di bisogno.

    • ·      Approfittamento: strumentalizzazione a proprio favore della situazione di debolezza della vittima del reato, per la quale è sufficiente una consapevolezza che una parte abbia dello squilibrio tra le prestazioni contrattuali.
    • Stato di bisogno: la persona offesa, pur senza versare in stato di assoluta indigenza, si trovi in una condizione anche provvisoria di effettiva mancanza di mezzi idonei a sopperire ad esigenze definibili come primarie, cioè relative a beni comunemente considerati come essenziali per chiunque.

    Il personale ispettivo dovrà fornire i relativi elementi di prova per dimostrare la presenza delle predette condizioni, la cui sussistenza risulterà più evidente nel caso in cui venga riscontrato lo stato di "debolezza sociale" dei lavoratori, ciò che avviene non di rado in relazione all'impiego di personale straniero.

    Per quel che concerne lo sfruttamento lavorativo, in base all'art. 603 bis c.p. costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più "condizioni", tra cui, a titolo esemplificativo:

    • la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. La reiterazione va intesa come comportamento reiterato nei confronti di uno o più lavoratori, anche nel caso in cui i percettori di tali retribuzioni non siano sempre gli stessi.
      Il riferimento ai contratti collettivi è da intendersi ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni "comparativamente" più rappresentative, il che costituisce elemento di maggior garanzia per i lavoratori. Ciò anche in ragione del fatto che ogni altra disposizione di legge emanata negli ultimi decenni, che richiede l'applicazione di contratti collettivi a diversi fini, fa espresso riferimento ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali "comparativamente più rappresentative a livello nazionale;
    • la reiterata violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie (artt. 7; 9 e 10 del D.Lgs. n. 66/2003 e/o del diritto all'aspettativa obbligatoria);
    • la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro che, se particolarmente gravi, potranno dar luogo ad una aggravante specifica, secondo il comma 4 n. 3 dell'art. 603 bis c.p. ("aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro");
    • la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.  Nella circolare vengono illustrati alcuni indici utili al riscontro della predetta condizione.

    L'art. 603 bis c.p. prevede che se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia trova applicazione una specifica aggravante, inoltre, costituiscono aggravante specifica e comportano l'aumento della pena da un terzo alla metà il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre, il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa, l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo.

    Per il reato in questione, oltre all'arresto in flagranza, è prevista:

    • la possibilità di ricorso alle intercettazioni;
    • la confisca obbligatoria delle cose destinate alla commissione del delitto e dei proventi da esso derivanti;
    • la confisca allargata per sproporzione di denaro, beni oltre utilità di cui il condannato non possa giustificare la provenienza e di cui risulti titolare in valore sproporzionato al reddito dichiarato o alla propria attività economica.

    Nel caso dell'intermediazione illecita, l'accertamento deve essere effettuato sia nei confronti dell'intermediario, sia nei confronti dell'utilizzatore.

    Il personale ispettivo potrà procedere all'effettuazione di perquisizioni e al successivo sequestro di documentazione e dispositivi informatici, nonché della c.d. doppia contabilità formata dall'intermediario e dall'utilizzatore. Contestualmente alle perquisizioni potranno essere effettuate delle videoriprese o fotografie all'interno dei locali ove si svolgono le lavorazioni o presso cui i lavoratori sono alloggiati.

    Inoltre, nell'immediatezza dell'accesso sul luogo di lavoro, può avvenire l'audizione dei soggetti sottoposti alle indagini, mente l'interrogatorio dell'indagato avviene nella fase di svolgimento delle indagini preliminari.

    Nella circolare l'INL fornisce altresì indicazioni sullo svolgimento dell'attività investigativa, l'identificazione dell'intermediario, l'identificazione dell'utilizzatore ed i collegamenti con l'intermediario, gli istituti processuali che trovano applicazione, le domande da sottoporre alle vittime del reato riportate in allegato per il cui approfondimento si rinvia alla lettura della circolare.

    Il personale ispettivo potrà attenzionare anche soggetti terzi che abbiano consentito o agevolato la realizzazione del reato e le imprese utilizzate come mezzo per la consumazione dei delitti in questione, considerato che le medesime potranno rispondere anche per responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001.

    I soggetti indagati possono essere sottoposti ad indagini patrimoniali finalizzate alla verifica dei guadagni ottenuti dall'intermediario in forza di quanto corrisposto dagli utilizzatori (e talvolta dai lavoratori stessi) e di quelli ottenuti dagli utilizzatori a seguito del mancato o ridotto versamento di retribuzione, contribuzione ed imposte sui rapporti di lavoro. Le somme accertate o i beni di pari importo sono sequestrati.

    Il giudice può disporre, in luogo del sequestro, il controllo giudiziario dell'azienda  qualora l'interruzione dell'attività imprenditoriale possa comportare ripercussioni negative sui livelli occupazionali nominando all'uopo un amministratore che affianca l'imprenditore nella gestione dell'azienda e procede alla regolarizzazione dei lavoratori che al momento dell'avvio del procedimento per i reati previsti dall'articolo 603 bis prestavano la propria attività lavorativa in assenza di un regolare contratto.

     I reati in questione possono riscontrarsi anche in situazioni di apparente legalità, ad esempio anche in presenza di contratti di somministrazione con una somministratore in possesso di regolare autorizzazione. Tuttavia può accadere che le ore effettivamente lavorate e la retribuzione effettivamente percepita siano assolutamente diverse da quelle documentate dal datore di lavoro, ad esempio nei casi in cui e il lavoratore sia costretto a restituire una parte della retribuzione, in tali ipotesi potrebbe configurarsi anche il reato di estorsione. 

     

    lo sfruttamento del lavoro può realizzarsi anche nell'ambito di rapporti commerciali tra imprese, in particolare nell'ambito di una prestazione di servizi oggetto di un contratto di appalto, laddove l'impresa appaltatrice, nel garantire forti risparmi ai committenti, approfitti dello stato di bisogno dei lavoratori abbattendo i costi del lavoro attraverso la corresponsione di retribuzioni "in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato