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    Sangalli: "Con Pitti legame a doppio filo tra commercio e territorio"

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  4. testo"Quando si pensa al Pitti si pensa immediatamente alla moda". Inizia così l'intervento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a Pitti Uomo a Firenze fino al 14 giugno. "Mi sembra di poter dire però - ha detto Sangalli - che il vero protagonista di questa manifestazione sia lo "stile", lo stile italiano. Qualcosa, insomma, che non passa, ma che sa cambiare rimanendo all'altezza del suo passato. Nel mio intervento mi è stato chiesto di portare il punto di vista della Confcommercio sulla peculiarità del sistema distributivo italiano, in particolare nel settore moda. Una peculiarità che, in onore di questa grande manifestazione, provo a riassumere con 3 "P", come Pitti. La P di pluralismo distributivo, la P di prossimità territoriale e infine la P di Paese. Parto dal pluralismo distributivo. Quello del pluralismo distributivo è un modello tipicamente italiano. Un modello caratterizzato dalla compresenza, dimensionale di piccole, medie e grandi superfici di vendita e da quella funzionale di diversi canali di distribuzione. E' un modello che tiene insieme, a volte in modo faticoso, ma sempre in modo efficace, libertà d'impresa, servizio al consumatore e tutela del lavoro. Arrivo quindi alla seconda P, che è quella di Prossimità territoriale, che indica il legame a doppio filo tra il commercio italiano e il territorio. Il commercio, da sempre, basti pensare proprio a Firenze, ha disegnato l'identità, influenzato la vita, e persino l'urbanizzazione, delle città italiane.

    La Confcommercio, non a caso, prende il suo simbolo –l'Aquila di Calimala- proprio da una via di Firenze, quella che ospitava l'Arte dei Mercatanti, i commercianti di tessuti, particolarmente forti nel commercio estero (insomma, i progenitori del Pitti…). La tradizione delle vetrine italiane rinnova quotidianamente l'identità territoriale, anche turistica. Non a caso, a guardare i numeri, le imprese del commercio al dettaglio sono più numerose in Italia che negli altri grandi Paese europei. Certo, non dimentichiamo il periodo difficile del nostro sistema distributivo, con una contrazione che va collegata alla dinamica dei consumi italiani e del PIL. Perché cresciamo meno dei nostri partner europei ed esiste ormai una debolezza strutturale della domanda interna in Italia. Anche per questo, non aumentare l'IVA è un prerequisito fondamentale. Arrivo a proposito alla terza P che possiamo usare per descrivere il nostro modello distributivo. Ed è la P di Paese. E qui, guardate, uso una parola che il settore moda conosce molto bene: heritage, il patrimonio collettivo che dà valore ad un singolo prodotto. Grazie a questo patrimonio ed a fondamentali economici importanti, il nostro sistema industriale presenta riconosciuti punti di forza e le nostre esportazioni si affermano praticamente su qualsiasi mercato mondiale. Ma dentro la produzione, dentro le catene globali del valore, dentro le esportazioni ci sono anche i servizi commerciali.

    E c'è anche il turismo che anno dopo anno aumenta il suo contributo alla bilancia dei pagamenti italiana. La voglio quindi dire così: il nostro sistema commerciale e turistico è ambasciatore di heritage, portatore quotidiano e vivo di tutto il capitale di storia, cultura, stile di vita che è il nostro Paese. Quando noi vendiamo un accessorio di moda italiano non vendiamo soltanto un prodotto, vendiamo il Paese. 8 Da qui discendono due considerazioni. Da una parte, se nei nostri prodotti noi vendiamo il Paese, è importantissimo non svendere il Paese. E' fondamentale tutelarlo, valorizzarlo, puntare sulla qualità e sulla lotta ad ogni forma di contraffazione, concorrenza sleale e abusivismo. Dall'altra parte, poiché ogni prodotto non vale da solo ma vale di più grazie al sistema, al Paese, allora discende l'estrema importanza di fare sistema. E l'Italia è un Paese che fa bene quando tutti si sentono chiamati e responsabili di un disegno comune di sviluppo: imprese, istituzioni e corpi intermedi. 9 Una manifestazione importante come Pitti uomo è esempio di questo lavorare insieme. Siamo tanti e siamo diversi.

    Siamo uniti ma ci facciamo riconoscere. E non dimentichiamo che per farsi riconoscere, per investire su noi stessi, bisogna investire sulla nostra vera risorsa: il capitale umano. Guardo il Ministro Bonisoli che, non solo per competenza ministeriale, anche per storia personale, rappresenta questo passaggio. Puntando sulla scuola, sull'istruzione tecnica, sulle competenze, sulla formazione dei giovani collegata al lavoro, sull'attrazione dei migliori talenti il nostro Paese fa il migliore investimento su se stesso. Così, tutto sommato, se dovessi trovare la quarta P di Pitti e del commercio italiano quella parola sarebbe per me la stessa. E sarebbe, semplicemente, la P di Persone. Quelle che alla fine fanno sempre la differenza".