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Dettaglio News

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    DL Sostegni. La posizione di Confcommercio

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    Nella giornata del 6 aprile Confcommercio ha illustrato le proprie considerazioni e proposte sul Decreto Sostegni in sede di audizione da parte delle Commissioni V e VI del Senato. Le posizioni della nostra Associazione sono contenute nella memoria allegata, che parte da un preliminare e sintetico aggiornamento delle cifre che fotografano l’impatto dell’emergenza COVID-19 sul tessuto economico e sociale e, in particolare, sulle imprese del terziario di mercato.

    Leggi la nota con il testo dell'audizione

    Ne traiamo ragione sia per ribadire l’ormai evidente insostenibilità economica e sociale del ricorso al modello del “più chiusure” e la necessità assoluta del decollo operativo della campagna di vaccinazione, sia per tornare a sottolineare l’esigenza del deciso rafforzamento - entro ed oltre il perimetro del decreto “Sostegni” - delle risorse dedicate ai ristori che verranno riconosciuti ad imprese, professionisti e partite IVA a fronte delle perdite di fatturato medio mensile registrate nel 2020 rispetto al 2019.

    Certo, è stato archiviato il meccanismo dei codici ATECO e sono stati stanziati per questi interventi circa 11 miliardi di euro sui 32 complessivamente mobilitati dal decreto. Ma i soggetti interessati - pur tenendo conto dei filtri selettivi per l’accesso agli indennizzi - sono nell’ordine dei 3 milioni. Si stima così che il ristoro medio, che assume come base di calcolo un solo dodicesimo della caduta del fatturato annuo, sarà di circa 3700 euro. Non ci siamo e, dunque, lo ribadiamo: servono ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso e che tengano conto anche dei costi fissi, più tempestivi in termini di meccanismi operativi.

    E’ evidente, infatti, l’esigenza sia di rafforzare decisamente il contributo - agendo tanto sulla base di calcolo costituita da un solo dodicesimo del differenziale di fatturato e corrispettivi tra 2020 e 2019, quanto sulla misura della percentuale di ristoro -, sia di renderlo più inclusivo in riferimento al filtro di accesso di una caduta di fatturato e corrispettivi di almeno il trenta per cento nel 2020 rispetto al 2019, così come riguardo al filtro ulteriore costituito dal tetto massimo di ricavi o compensi di dieci milioni di euro. Ne deriva, tra l’altro, l’urgenza di un nuovo e robusto scostamento di bilancio.

    Sono esigenze (adeguatezza, inclusività, tempestività) che valgono anche per le misure dedicate a turismo, montagna e cultura, professioni. Quanto ai trasporti, occorre sostenere tutto il sistema dell’accessibilità non limitandosi al solo trasporto pubblico locale.

    Sul versante degli ammortizzatori sociali, bene la proroga della Cassa COVID - di cui va, però, assicurata la continuità rispetto al ciclo di prestazioni precedenti - e l’ulteriore finanziamento del fondo per il parziale esonero contributivo di lavoratori autonomi e professionisti.

    Oltre il decreto e in riferimento alla riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, è poi evidente che si tratta di tenere insieme inclusività delle prestazioni e sostenibilità della contribuzione.

    Ma ogni disegno di riforma deve, anzitutto, registrare l’impatto profondo di un tempo dell’emergenza ancora drammaticamente aperto. Per le imprese del terziario non è tempo di contribuzioni aggiuntive. E serve, invece, un processo di riduzione strutturale del costo del lavoro. Benvenute anche le proroghe delle deroghe per i contratti a termine sino alla fine dell’anno. Ma, anche in questo caso, serviranno soluzioni strutturali.

    Bisogna fare di più e bisogna fare presto sia per un nuovo e robusto scostamento di bilancio, sia per affrontare un ulteriore aspetto dell’emergenza connesso alla tenuta della struttura finanziaria delle imprese: la proroga della moratoria sui prestiti bancari in scadenza a giugno e l’allungamento dei tempi per il rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche.

    Esigenze condivise dall’ABI e dalle associazioni imprenditoriali che hanno congiuntamente chiesto, con una nota indirizzata alle istituzioni europee ed italiane, la possibilità di prorogare le moratorie in essere e di introdurne di nuove, nonché una durata dei prestiti con garanzia pubblica di non meno di quindici anni. E senza che tutto ciò comporti classificazioni critiche o addirittura in default dei debitori. Bisogna intervenire, dunque, sulle regole europee in materia.

    Pensiamo che il Governo italiano possa e debba assumere un’iniziativa determinata al riguardo come parte integrante di una azione determinata per il rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese, anche fiscalmente supportata.

    Restano, peraltro, confermate la necessità e l’urgenza di intervenire per dare tempestiva risposta ad un ampio ventaglio di questioni aperte: dalle moratorie fiscali più ampie e dalla facoltatività degli indici sintetici di affidabilità fiscale agli interventi sul fronte delle locazioni commerciali (credito d’imposta e “scambio” tra riduzione del canone ed accesso al regime della cedolare secca, in particolare); dai crediti d’imposta dedicati (sulle rimanenze finali di magazzino per il settore della distribuzione moda; per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione) alla riduzione dei costi di utilizzo ed accettazione degli strumenti di moneta elettronica; dalla riduzione strutturale delle componenti fisse delle tariffe elettriche (distribuzione, misura ed oneri generali di sistema) alla TARI ed al canone speciale di abbonamento RAI.