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L'outlook della settimana. Il punto al 13 gennaio 2026

Inizia il 2026 tra incertezza globale e segnali contrastanti

L’inizio del 2026 si colloca in uno scenario internazionale complesso, segnato dal riacuirsi delle tensioni geopolitiche, dall’emergere di nuovi fattori di instabilità e da trasformazioni strutturali di lungo periodo. Geopolitica, transizione digitale, intelligenza artificiale, dinamiche demografiche e cambiamenti climatici continuano a ridisegnare il contesto economico globale, alimentando un clima di incertezza che incide sulle decisioni di imprese, famiglie e istituzioni. In questo quadro, anche la politica monetaria è chiamata a confrontarsi con un ambiente più instabile: secondo la Banca Centrale Europea, il contesto inflazionistico è destinato a rimanere incerto e potenzialmente più volatile, con maggiori probabilità di deviazioni dagli obiettivi in entrambe le direzioni. Come spiegato da Philip R. Lane, membro del Comitato esecutivo della BCE nel suo recente intervento alla conferenza della società economica danese, questi cambiamenti strutturali pongono nuove sfide alla conduzione della politica monetaria, rendendo cruciale il rafforzamento dell’architettura finanziaria europea, dal completamento dell’unione bancaria allo sviluppo dell’unione dei risparmi e degli investimenti, fino all’introduzione di un euro digitale, per preservarne l’efficacia in una fase di profonda trasformazione.

Inflazione sotto controllo

I dati più recenti sui prezzi al consumo indicano un’inflazione ancora contenuta. In Italia, secondo le stime preliminari dell’ISTAT, a dicembre 2025 l’inflazione si è attestata all’1,2%, con una media annua del 2025 pari all’1,5%, in aumento rispetto all’1,0% del 2024. A incidere maggiormente sono stati i beni energetici regolamentati e gli alimentari non lavorati, mentre l’inflazione di fondo si è mantenuta sotto il 2%. A livello europeo, Eurostat rileva che l’inflazione è scesa al 2% mentre segnala una dinamica ancora moderata dei prezzi alla produzione industriale, con aumenti congiunturali ma cali su base annua, a conferma di pressioni inflazionistiche non generalizzate.

Consumi in lieve recupero, tra grande distribuzione e online

Sul fronte dei consumi emergono segnali di moderato miglioramento. Secondo Eurostat, a novembre 2025 il volume del commercio al dettaglio è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente sia nell’area dell’euro sia nell’UE, con una crescita annua del 2,3%. I dati ISTAT confermano una dinamica simile per l’Italia: a novembre le vendite al dettaglio crescono sia in valore sia in volume, con un andamento più favorevole per i prodotti non alimentari. Tuttavia, il recupero appare disomogeneo: su base annua, la crescita del valore delle vendite riguarda soprattutto la grande distribuzione e il commercio online, che registra l’aumento più significativo dal marzo 2023, mentre il commercio tradizionale resta più debole.

Le aspettative dei consumatori restano improntate alla cautela

L’indagine della BCE sulle aspettative dei consumatori di novembre 2025 mostra percezioni stabili sull’inflazione, ma un peggioramento delle attese sulla crescita economica nei dodici mesi successivi. Diminuiscono inoltre le aspettative di crescita della spesa, mentre resta elevata l’attenzione al risparmio. In Italia, il Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche (ISTAT) evidenzia un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie nel terzo trimestre 2025, a fronte di una spesa per consumi finali ancora debole.

Mercato del lavoro: stabilità complessiva, ma criticità settoriali

Il mercato del lavoro presenta un quadro articolato. Nell’area euro (Eurostat), il tasso di disoccupazione a novembre 2025 si è attestato al 6,3%, in lieve calo su base mensile ma in aumento rispetto a un anno prima. In Italia, secondo i dati provvisori ISTAT, gli occupati sono diminuiti su base mensile ma risultano in crescita su base annua (+179 mila), trainati dai dipendenti permanenti. Parallelamente, Unioncamere segnala che a gennaio 2026 le imprese prevedono circa 527 mila nuove assunzioni, con difficoltà di reperimento particolarmente elevate per profili tecnici e specialistici, dagli ingegneri ai tecnici sanitari, fino agli operai specializzati.

Servizi resilienti, costruzioni e investimenti in rallentamento

Gli indicatori congiunturali mostrano un’economia che cresce, ma con minore slancio. L’indicatore €-coin della Banca d’Italia segnala a dicembre 2025 un lieve miglioramento, sostenuto soprattutto dai servizi e da segnali di recupero nelle costruzioni. Tuttavia, gli HCOB PMI® indicano un rallentamento a fine 2025 nel settore edile italiano, con l’indice sotto la soglia di espansione, mentre il terziario resta in territorio positivo ma con una crescita più debole rispetto ai mesi precedenti.

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