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Marzo 2, 2026
Il sabato sera pieno, con locali affollati e file fuori, è un’immagine che tutti conosciamo. Ma cosa racconta davvero? È la fotografia di un settore in salute, oppure è solo la punta più visibile di un consumo che si concentra in poche ore e in pochi giorni?
Se ci si ferma un attimo a guardare oltre il weekend, viene spontaneo chiedersi come stiano andando gli altri momenti della settimana. C’è chi nota una differenza tra venerdì-sabato e il resto dei giorni, chi parla di un andamento più “a onde”, chi invece non vede grandi scostamenti. In ogni caso, l’impressione è che il fuori casa sia entrato in una fase in cui non basta più il colpo d’occhio per capire davvero cosa sta succedendo.
Anche sullo scontrino medio, più che dare una lettura univoca, vale la pena farsi delle domande: stiamo ordinando come prima? Ci concediamo le stesse scelte, o siamo più attenti ai prezzi, magari proprio al momento della comanda? E quanto incide, oggi, la percezione di “valore” rispetto al prezzo in sé?
Il capitolo vino merita un ragionamento a parte. In molti raccontano di vendite meno automatiche rispetto a qualche anno fa, con clienti più selettivi o più orientati su alternative diverse. È una tendenza generale o varia molto da zona a zona, da format a format? E quanto pesa il fatto che le nuove generazioni sembrino vivere il vino con un rapporto diverso, meno “rituale” e forse più legato a un linguaggio immediato e inclusivo?
In questo contesto, torna spesso un tema che divide: i ricarichi in carta. C’è chi li considera inevitabili per reggere costi e complessità del servizio, e chi invece si chiede se, su alcune etichette, non finiscano per frenare le scelte e ridurre la rotazione. Vale più una bottiglia venduta con margine alto o due bottiglie vendute con margine più contenuto? E quanto incide, sul conto finale, l’effetto psicologico di un prezzo percepito come “troppo”?
Da qui nasce un’idea che alcuni operatori stanno esplorando: costruire prezzi più “progressivi”, ragionati per fasce, dove il valore sia chiaro e l’esperienza risulti più accessibile senza perdere qualità. Un’impostazione che qualcuno definisce “additiva”: partire dal costo e aggiungere un margine sostenibile, invece di applicare moltiplicatori che creano stacchi netti. Funziona davvero? Dipende dal posizionamento, dal servizio, dalla carta, dalla capacità di raccontare bene cosa si sta proponendo.
Forse il punto non è trovare una formula unica, ma aprire una riflessione: come si mantiene la sostenibilità economica del locale, senza allontanare le persone che oggi hanno più sensibilità al prezzo e più alternative tra cui scegliere? E come si parla di vino (e in generale di esperienza) in modo contemporaneo, comprensibile e coinvolgente, soprattutto per chi non vuole sentirsi “esaminato” davanti a una carta?
Sono domande aperte, e proprio per questo utili. Perché dietro la movida c’è un settore che sta cambiando, e capire in che direzione significa scegliere con più consapevolezza le prossime mosse: dal pricing alla comunicazione, dalla formazione di sala fino a come si costruisce, davvero, il valore percepito dal cliente.
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