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Giugno 16, 2026
Un contesto globale più complesso
Il conflitto in Medio Oriente, che in queste ore sembra mostrare segnali di distensione, ha riportato al centro il tema dell'energia, contribuendo ad alimentare nuove pressioni inflazionistiche, inducendo le principali istituzioni economiche internazionali a rivedere le proprie previsioni. Il Fondo Monetario Internazionale osserva come l'area euro, al pari di altre economie avanzate, debba affrontare contemporaneamente shock congiunturali e fattori strutturali di lungo periodo. L'aumento dei prezzi energetici si aggiunge a criticità già note, come l'invecchiamento della popolazione e la debole crescita della produttività. In questo scenario l’FMI prevede per l'Eurozona una crescita dello 0,9% nel 2026 e dell'1,2% nel 2027.
La Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare di 25 punti base i tassi di interesse, interrompendo una lunga fase di stabilità monetaria, evidenziando come le tensioni geopolitiche possano continuare a esercitare pressioni sui prezzi nei prossimi anni. Le nuove proiezioni dell'Eurosistema indicano un'inflazione media del 3,0% nel 2026, destinata a ridursi progressivamente fino al 2,0% nel 2028.
Europa tra occupazione e trasformazione digitale
Nonostante il rallentamento della crescita, il mercato del lavoro europeo continua a mostrare una discreta capacità di tenuta. Secondo Eurostat, nel primo trimestre del 2026 il tasso di occupazione nell'Unione Europea ha raggiunto il 76,3%, mentre la sottoutilizzazione del lavoro è scesa al 10,9%.
Particolarmente significativo è il dato italiano, che registra il maggiore incremento del tasso di occupazione tra i Paesi membri. Un risultato che conferma la resilienza del mercato del lavoro nazionale, pur in presenza di un contesto economico meno favorevole rispetto agli anni precedenti.
Parallelamente prosegue la trasformazione digitale delle imprese europee: secondo Eurostat, quasi due terzi delle aziende dell'Unione utilizzano i social media, confermando il crescente ruolo della digitalizzazione nei modelli di business.
In questo quadro si inserisce anche il dibattito sull'intelligenza artificiale. Il rapporto presentato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro alla Conferenza internazionale del lavoro sottolinea che l'IA non determinerà automaticamente gli esiti del cambiamento, ma che il suo impatto dipenderà dalle scelte adottate da governi, imprese e parti sociali. La sfida, secondo l'OIL, consiste nell'orientare l'innovazione verso obiettivi di produttività, qualità del lavoro e inclusione sociale.
L'innovazione pone però questioni gravi di sicurezza. Il Cyber Security Report di TIM mostra come la cultura digitale presenti ancora importanti aree di debolezza: il 62,2% delle imprese dichiara di non conoscere la direttiva europea NIS2 sulla cybersicurezza e un ulteriore 13,3% non è sicuro di conoscerla, secondo il dato Format Research al suo interno.
Italia: segnali di tenuta tra lavoro, industria ed export
Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno degli elementi più solidi del quadro congiunturale. Gli occupati, dato Istat, nel primo trimestre 2026, hanno raggiunto quota 24,2 milioni, con un incremento di 67 mila unità rispetto alla fine del 2025, mentre i disoccupati sono diminuiti di 110 mila unità. Contestualmente il Pil è aumentato dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% in termini tendenziali.
Emergono tuttavia alcune criticità strutturali. Unioncamere stima per giugno circa 623 mila nuove assunzioni programmate dalle imprese, ma il 42% dei profili ricercati continua a risultare difficile da reperire. Il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro resta quindi uno dei principali vincoli alla crescita.
Recupera la produzione industriale. Ad aprile, ancora Istat, l'indice destagionalizzato è cresciuto dello 0,5% rispetto al mese precedente, sostenuto soprattutto dai beni strumentali e dai beni intermedi. E, pur con dinamiche territoriali differenziate, secondo l’Istituto di Statistica, nel primo trimestre dell'anno l'export è aumentato in tutte le macroaree del Paese.
Le analisi territoriali della Banca d'Italia confermano una crescita moderata ma diffusa. Nel 2025 il Pil del Lazio è aumentato dello 0,6%, sostenuto da consumi, investimenti legati al PNRR e al Giubileo ed esportazioni. In Friuli Venezia Giulia la crescita è stata dello 0,7%, favorita dalla domanda estera e dalla spesa pubblica.
Imprese e sfide della competitività
Sul fronte delle imprese, “Volto delle città e motore della crescita”, come le ha definite il presidente Carlo Sangallinella sua relazione all’Assemblea annuale della Confcommercio, una ricerca realizzata da Format Research per Confcommercio Roma e Federservizi evidenzia il peso ancora rilevante della burocrazia. Per le aziende romane dei servizi alle imprese il costo degli adempimenti amministrativi può arrivare fino a 673 mila euro annui nelle realtà di maggiori dimensioni, assorbendo risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo aziendale.
PER INFORMAZIONI:
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