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Settembre 15, 2026
Economia sostenuta da lavoro e servizi
L’economia italiana cresce, ma senza un’accelerazione capace di modificare il quadro generale. Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua. La crescita acquisita per l’intero anno è pari allo 0,8%. È un risultato che segnala tenuta, sostenuta dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, ma anche una fase ancora esposta all’incertezza internazionale, ai costi dell’energia e alla debolezza di alcuni comparti produttivi.
Segnali positivi, ma l’industria resta fragile
A luglio la produzione industriale è aumentata dello 0,7% rispetto a giugno. Il recupero ha interessato beni di consumo, intermedi e strumentali, mentre è diminuita la produzione di energia. Il dato mensile è positivo, ma va letto con cautela: nella media del trimestre maggio-luglio la produzione resta lievemente inferiore rispetto ai tre mesi precedenti. L’industria, dunque, mostra capacità di reazione ma non ha ancora imboccato una ripresa stabile.
Anche l’andamento delle esportazioni offre indicazioni incoraggianti. Nel secondo trimestre le vendite all’estero sono aumentate rispetto ai primi tre mesi dell’anno in tutte le ripartizioni territoriali, tranne il Centro. La crescita è stata più marcata nel Mezzogiorno e nelle Isole, mentre Nord-est e Nord-ovest hanno registrato aumenti più contenuti. In una fase in cui commercio internazionale e catene di approvvigionamento risentono delle tensioni geopolitiche, l’export continua a rappresentare una risorsa essenziale per molte imprese italiane.
Il lavoro tiene, ma manca personale
Il mercato del lavoro continua a offrire un’immagine migliore di quella dell’attività produttiva. Nel secondo trimestre le ore lavorate sono cresciute dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le imprese prevedono 565mila entrate nel mese di settembre e circa 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre. La domanda di lavoro, tuttavia, è lievemente inferiore a quella di un anno prima e resta molto selettiva. Il 44% delle assunzioni programmate incontra difficoltà di reperimento. Le imprese, soprattutto nei servizi, cercano lavoratori ma faticano a trovare i profili necessari. È un limite che riguarda le competenze, l’incontro fra domanda e offerta e, in alcuni territori, la disponibilità stessa di persone in età lavorativa.
Turismo e domanda estera
Il turismo conferma il proprio ruolo di sostegno all’economia. Nel secondo trimestre gli esercizi ricettivi hanno registrato quasi 47 milioni di arrivi e circa 148 milioni di presenze. Gli arrivi sono diminuiti lievemente rispetto al 2025, ma le presenze sono aumentate del 3,9%, segnalando soggiorni mediamente più lunghi. La componente straniera rappresenta il 61,6% delle presenze complessive: un dato che conferma il peso della domanda internazionale per le città d’arte, le località balneari, montane e per l’intera filiera dei servizi.
Inflazione e tassi
La Banca centrale europea ha alzato nuovamente i tassi di interesse, richiamando le persistenti pressioni inflazionistiche legate allo shock energetico e ai conflitti. L’obiettivo resta riportare l’inflazione al 2% nel medio termine; nell’area euro è oggi al 3,3%. Tassi più elevati possono rendere più prudenti famiglie e imprese nelle decisioni di spesa e investimento. Lagarde osserva però che permane un rischio per la crescita, ma che lo shock energetico non appare temporaneo: il conflitto continua e le pressioni sui prezzi dell’energia potrebbero protrarsi.
La crescita dipende anche dalla formazione
Accanto ai dati congiunturali, i risultati PISA (Programme for International Student Assessment) dell’OCSE riportano l’attenzione sulle competenze scolastiche che, negli ultimi dieci anni, mostrano un peggioramento, particolarmente evidente in matematica e lettura. Quasi la metà degli studenti utilizza con frequenza chatbot basati sull’intelligenza artificiale per l’apprendimento.
L’intelligenza artificiale può offrire strumenti utili, ma non sostituisce le conoscenze di base, la capacità di comprendere testi, ragionare e risolvere problemi. Per un Paese che deve sostenere produttività, innovazione e occupazione, la qualità della formazione resta fondamentale.
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