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    Barriere doganali, burocrazia e risorse insufficienti frenano l'export del Piemonte

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    Il Piemonte è la quarta regione esportatrice italiana, con una quota del 10,5% dell’export nazionale. Per le imprese del territorio esportare rappresenta un’importante leva di sviluppo e uno strumento per sopravvivere alla concorrenza globale. Proprio per questi motivi, Unioncamere Piemonte ha scelto di indagare in che modo le imprese piemontesi affrontano il tema delle vendite e dei rapporti con l’estero.

     

    La rilevazione è stata condotta nei mesi di ottobre e novembre con riferimento ai dati del periodo luglio-settembre 2018 e ha coinvolto 1.245 imprese manifatturiere piemontesi, per un numero complessivo di 85.700 addetti e un valore pari a circa 54,0 miliardi di euro di fatturato.

     

    Dall’analisi dei risultati emerge come circa il 39% delle aziende intervistate sia un’impresa esportatrice. Tale percentuale sale per alcuni settori, raggiungendo l’80% nei mezzi di trasporto, il 70% nelle imprese della chimica, gomma, plastica e il 64% nella imprese meccaniche. L’incidenza più bassa appartiene alle aziende della filiera del legno e del mobile.



    Il Presidente di Unioncamere Piemonte, Vincenzo Ilotte, commenta: “Abbiamo già verificato in passato quanto l’export sia fondamentale per l’esistenza stessa del nostro tessuto imprenditoriale: negli anni di crisi ha rappresentato l’unica vera ancora di salvezza dei nostri imprenditori. Non lavorare, quindi, come istituzioni per abbattere tutti quei muri - quali burocrazia, incapacità infrastrutturale e finanziaria, mancanza di competenze specifiche – rappresenta una visione miope di politica economica e di sviluppo territoriale”.

     

    La propensione all’esportazione, come è noto, si differenzia anche a seconda della dimensione aziendale. Il 97% delle aziende di grandi dimensioni esporta, contro un 30% registrato dalle micro imprese. A livello territoriale i tessuti produttivi più orientati ai mercati esteri sono quelli del Verbano Cusio Ossola e di Torino, quelli con la propensione più bassa sono Vercelli e Biella. Tra i fattori principali che hanno portato le imprese manifatturiere piemontesi a intraprendere l’avventura dei mercati esteri troviamo di gran lunga al primo posto la crescita della domanda al di fuori dei confini italiani (61,2%). Al secondo posto si colloca la politica di diversificazione del rischio (27,1%), seguita dalla saturazione delle domanda interna al nostro Paese (22,8%).

     

    Le aziende intervistate collocano al primo posto tra i fattori di competitività sui mercati esteri la qualità dei prodotti piemontesi (69,9%), la capacità di personalizzazione del prodotto e delle soluzioni (48,5%). Al terzo posto troviamo il prezzo (34,1%), seguito dai tempi di consegna (29,2%). Il 17,6% delle risposte indica come punto di forza l’estetica e il design, solo l’11,5% individua i contenuti tecnologici. 

     

    Le difficoltà da superare sono diverse a seconda che l’impresa sia già esportatrice o meno. Per le imprese esportatrici le barriere doganali e logistiche, insieme alle risorse finanziarie insufficienti e agli ostacoli burocratici interni rappresentano le difficoltà maggiori, per le imprese che non hanno ancora iniziato a vendere sui mercati esteri incidono in maniera significativa anche gli ostacoli di natura linguistica e culturale e l’assenza di competenze tecniche specialistiche

     

    Per il prossimo triennio oltre la metà delle imprese hanno intenzione di mantenere invariata la propria presenza sui mercati esteri. Il 43% delle imprese già esportatrici incrementerà le attività estere contro un 1,6% che ha in programma di diminuirle.

     

    Per quanto riguarda i mercati di destinazione, l’Europa, con la Francia e la Germania come principali partner commerciali, è l’area prediletta dalle aziende piemontesi. Sui mercati extra-Ue ci si indirizza verso Svizzera e Stati Uniti. Per le imprese già esportatrici assume rilievo anche il mercato cinese, mentre per coloro che devono approcciare per la prima volta i mercati esteri la Francia assorbe un quarto delle esportazioni.



    (Torinoggi)