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Dettaglio News

Principali
  1. titolo

    Osservatorio Congiunturale Terziario Torinese: i dati del Clima di fiducia delle imprese, terzo trimestre 2020, di Ascom Confcommercio Torino e provincia e Format Research

  2. sottotitolo

  3. immagine
  4. testoLa nuova ondata di contagi da COVID-19 rischia di vanificare la ripresa avviata con fatica nei mesi di luglio, agosto e settembre. In estate i motori dell’economia della città metropolitana di Torino avevano iniziato a riaccendersi, con i primi segnali positivi in termini di fiducia delle imprese del terziario e buoni riscontri sul piano dei ricavi, sospinti anche da un incremento generalizzato dei consumi.

    Tuttavia, la concretizzazione della seconda fiammata del virus ripiomba nel baratro intere categorie produttive, annichilite dall’adozione di misure sperabilmente efficaci per contrastare la crisi sanitaria, ma oltremodo stringenti per garantire il normale andamento dell’attività di settori strategici nell’ambito del tessuto imprenditoriale. È anche per questo che è crollata la “voglia di fare impresa” a Torino: a fine 2020 le nuove imprese nate nel terziario saranno il 21% in meno rispetto al 2019. La situazione appare più preoccupante specialmente per determinanti settori, tra cui bar, ristoranti, esercizi del commercio al dettaglio non alimentare.

    Si tratta di categorie già profondamente martoriate a seguito della prima ondata di contagi e che, in virtù della recentissima elezione del Piemonte a “zona rossa”, saranno costrette nuovamente a sospendere l’attività in quanto appartenenti alla categoria di quelle “non essenziali”. Il nuovo calo dei consumi che ci si attende abbatterà i risultati ottenuti nel terzo trimestre dalle imprese di Torino in termini di ricavi, costituendo un colpo pesantissimo per l’intero tessuto produttivo (-60% i ricavi nella ricezione turistica, -56% nella ristorazione). In questo contesto, la perdurante crisi di liquidità delle imprese si traduce nella difficoltà delle stesse nel rispettare le scadenze fiscali (è così per il 59%) e nella possibile stretta del credito delle banche, che sospettano di incrementare i propri crediti deteriorati per paura che le imprese non riescano ad onorare i prestiti.

    L’emergenza sanitaria da COVID-19 ha modificato le abitudini dei consumatori, che si riverberano sul “modello” standard di città. Torino sta registrando flussi in uscita verso siti prima considerati meno attrattivi, configurando una crisi del centro storico e avviando il percorso verso un policentrismo accelerato dall’attuale congiuntura. La diffusione dello smart working risulta essere il principale fattore di ostacolo alla ripresa delle attività commerciali del centro storico. Al contempo, si assiste all’incedere del fenomeno dell’e-commerce, che sta dilagando proprio in un momento storico in cui il commercio tradizionale non riesce a difendersi (a causa delle limitazioni imposte). Aumenta dunque la quota di imprenditori che gradirebbe una ripartizione più equa della «centralità» della città di Torino, coinvolgendo di più le aree «periferiche».

    “Il quadro economico di Torino e provincia continua ad essere a tinte fosche aggravato dalle recenti gravi misure di restrizione previste dalla “Zona Rossa” che rischiano di tramortire intere filiere come quello dell’Abbigliamento e della Moda, del Turismo, della Ristorazione, dell’Arte e della Cultura – dichiara Maria Luisa Coppa presidente Ascom Confcommercio Torino e provincia. Senza interventi immediati e certi viene meno la stessa possibilità di sopravvivenza delle nostre imprese. È necessaria una politica di defiscalizzazione per tutto il 2020 e il 2021 per tutte le imprese che pagano pesantemente il conto del nuovo lockdown e servono regole certe, in materia di tassazione, per i giganti dell’e-commerce, per evitare che il digitale diventi un’arma nelle mani di pochi colossi dell’online. I segni questa catastrofe sono già evidenti: lo smart working svuota il Centro storico di Torino lasciando temere un abbandono definitivo da parte di amministrazioni e grandi aziende. La drammatica chiusura di piccole e grandi imprese senza nessuna speranza di turn-over crea pericolosi vuoti commerciali con conseguenze estremamente negative che rischiano di cambiare il modello stesso della nostra città e la sua economia.”

    “Gli effetti negativi del lockdown e della pandemia impattano pesantemente anche sull’accesso al credito – che vede le banche rallentare i finanziamenti, con condizioni che non sono quelle previste dai decreti liquidità e rilancio e sul quadro occupazionale: a metà 2020 si registra un calo drastico delle assunzioni, (meno 35 mila) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un trend ancora più critico nel comparto del Turismo che rischia di mettere in discussione la stessa sopravvivenza del settore con il rischio di una gravissima crisi occupazionale nella seconda metà dell’anno – aggiunge Carlo Alberto Carpignano direttore Ascom Confcommercio Torino e provincia. Purtroppo dobbiamo constatare che in questo momento la confusione regna sovrana, ora più che mai la nostra Associazione si impegna al fianco delle Imprese ad essere punto di riferimento sia sul fronte dell’interpretazione dei decreti quanto sulle misure per accedere alle forme di sostegno economico."

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