- Chi siamo
- Notizie
- Servizi
- Convenzioni
- Essere socio
- Eventi
- Contatti
- Login
- |
Maggio 15, 2026
Il testo approvato a Palazzo Madama interviene su fisco, imprese e settori strategici, entro il 26 maggio alla Camera per la conversione definitiva. Confcommercio e altre quattro organizzazioni imprenditoriali chiedono una proroga dei versamenti fiscali per il 2026.

14 maggio 2026
Con 99 voti favorevoli e 56 contrari, l’Aula del Senato ha approvato la fiducia posta dal Governo sul decreto fiscale, nel testo modificato dalla Commissione Finanze. Il voto di Palazzo Madama accelera l’iter del provvedimento, che passa ora alla Camera per la conversione definitiva in legge entro il 26 maggio. Nel decreto confluisce anche il cosiddetto “carburanti bis”, il pacchetto di misure varato per contenere l’impatto del caro-energia e dei rincari alla pompa attraverso il taglio delle accise sui carburanti. Il passaggio parlamentare al Senato ha ampliato in modo significativo il perimetro del provvedimento, trasformandolo in un intervento omnibus su fisco, imprese e sostegno a specifici comparti produttivi.
Tra le modifiche più rilevanti figura l’estensione della rottamazione quinquies anche ai tributi degli enti territoriali, comprese multe, Tari e Imu. La misura, sostenuta trasversalmente dalle forze politiche, consente ai Comuni di aderire alla definizione agevolata dei debiti fiscali. Contestualmente viene introdotto un periodo di tolleranza di cinque giorni sui pagamenti delle rate, una modifica promossa dalla Lega che punta a ridurre il rischio di decadenza immediata dai benefici della sanatoria. Sul fronte delle partite IVA, il decreto ridisegna il calendario del concordato preventivo biennale per il 2026 e introduce nuove soglie per i contribuenti considerati fiscalmente “non affidabili”. L’obiettivo del Governo è aumentare l’adesione allo strumento di compliance fiscale, rafforzando al tempo stesso il controllo sui soggetti a maggiore rischio evasione. Il testo interviene anche sui rapporti tra professionisti e pubblica amministrazione, attenuando la stretta prevista sulla compensazione tra crediti commerciali verso la Pa e debiti fiscali. La limitazione scatterà soltanto per cartelle esattoriali superiori complessivamente a 5mila euro, restringendo quindi il campo di applicazione della norma inizialmente prevista.
Nel capitolo dedicato alle imprese, il decreto elimina inoltre l’obbligo del Made in Europe per accedere ai benefici dell’iperammortamento, una scelta che punta a rendere più semplice l’utilizzo degli incentivi per gli investimenti industriali. Viene poi riconosciuto un sostegno ai cosiddetti “esodati” di Transizione 5.0: le imprese escluse dai precedenti meccanismi riceveranno nel 2025 un credito d’imposta pari al 35% dell’importo richiesto. Sul piano fiscale, il provvedimento ripristina il regime precedente alla legge di Bilancio 2026 per quanto riguarda l’esclusione dei dividendi e il regime Pex sulle partecipazioni societarie, correggendo alcune norme che avevano sollevato forti critiche da parte delle imprese e del mondo finanziario. Tra le altre misure inserite durante l’esame al Senato figurano lo stop fino al 30 giugno della cosiddetta “tassa sui pacchi” da 2 euro sulle merci extra-Ue e le modifiche alla decorrenza del nuovo regime IVA sulle operazioni permutative. Arrivano inoltre novità sul regime fiscale dei lavoratori impatriati, uno dei dossier più discussi negli ultimi mesi per il suo impatto sull’attrazione di professionalità dall’estero. Il decreto contiene anche una lunga serie di interventi settoriali. Tra questi, agevolazioni fiscali per soggetti e società coinvolti nell’organizzazione dell’America’s Cup di Napoli; un tetto al 10% dell’IVA sui farmaci da banco per il 2026; nuovi stanziamenti per il porto di Piombino, con 30 milioni nel 2027 e 62 milioni nel 2028 destinati al rafforzamento delle infrastrutture logistiche. Per il comparto turistico viene eliminata la ritenuta d’acconto sulle provvigioni delle agenzie di viaggio, mentre per il settore marittimo viene introdotto l’obbligo di utilizzare cantieri navali europei negli interventi di efficientamento energetico delle navi collegati alla normativa ETS. Il provvedimento istituisce inoltre un fondo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy destinato a facilitare l’accesso al credito delle imprese artigiane, con una dotazione di 20 milioni nel 2027 e 30 milioni nel 2028. Previsti infine 10 milioni di euro per il comparto florovivaistico. Durante l’esame parlamentare si è discusso anche dell’estensione alle telecomunicazioni delle norme contro il telemarketing aggressivo già introdotte per il settore energetico. Alla fine, però, il Senato ha approvato soltanto un ordine del giorno, rinviando eventuali interventi normativi successivi. Il passaggio alla Camera sarà ora decisivo per la conversione definitiva del decreto, che il Governo considera uno dei principali tasselli della strategia economica per il 2026.
Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti hanno inviato una lettera al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al Viceministro Maurizio Leo per chiedere una proroga delle scadenze per il pagamento delle imposte relative alle dichiarazioni dei redditi e IRAP del periodo d’imposta 2026. La richiesta è legata alla pubblicazione, avvenuta solo ieri da parte dell’Agenzia delle Entrate, del software “Il tuo ISA 2026 CPB”, indispensabile per calcolare le proposte del concordato preventivo biennale per gli anni 2026 e 2027. Le associazioni spiegano che il programma doveva essere disponibile entro il 15 aprile 2026, ma il termine era già stato spostato al 15 maggio 2026 durante la conversione del decreto-legge n. 38/2026. Questo ritardo ha ridotto il tempo disponibile per imprese e consulenti fiscali per svolgere correttamente tutti i calcoli necessari alla determinazione delle imposte. Inoltre, il software dovrà essere ulteriormente aggiornato per adeguarsi alle recenti modifiche normative approvate dalla Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Le novità riguardano l’introduzione di specifiche soglie di incremento per i contribuenti con punteggio ISA inferiore a 8. Secondo le Confederazioni, questa situazione sta creando notevoli difficoltà operative sia alle imprese soggette agli ISA sia ai professionisti che si occupano dell’assistenza fiscale, soprattutto in vista della scadenza del 30 giugno.
Per questo motivo, le Le cinque Organizzazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese diffuse chiedono di rinviare i versamenti: al 20 luglio 2026 senza maggiorazioni; al 19 agosto 2026 con una maggiorazione dello 0,4%. Questa proroga permetterebbe a imprese e intermediari fiscali di avere tempi adeguati per completare correttamente tutti gli adempimenti legati alla campagna dichiarativa 2026.
Profili di illegittimità costituzionale, violazione della neutralità dell’Iva, nessun diritto alla difesa, disparità di trattamento: sono alcune delle numerose criticità che inducono Confcommercio Professioni a chiedere l’abrogazione della norma contenuta nella legge di bilancio 2026 che blocca i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione per gli esercenti di arti e professioni.
“Chiediamo ancora l’abrogazione - afferma la presidente Anna Rita Fioroni – perché abbiamo individuato almeno quattro profili di illegittimità di questa norma, peraltro applicata esclusivamente nei confronti degli esercenti arti e professioni. Certamente, visto che il 15 giugno sta per arrivare, è intanto necessario un rinvio”.
Confcommercio Professioni ricorda che il nuovo comma dell’articolo 48 bis del Dpr 602/1973 prevede che la Pubblica Amministrazione, una volta accertata l’esistenza di carichi pendenti in caso di pagamenti ai professionisti sotto l'importo di 5mila euro, deve destinare le somme dovute al professionista direttamente all’Agenzia delle Entrate per l’estinzione del debito iscritto a ruolo, nei limiti della capienza del credito professionale. Solo l’eventuale importo residuo, eccedente rispetto al debito iscritto a ruolo, viene corrisposto al professionista. L’emendamento approvato al Senato in occasione dell’esame del Decreto fiscale ha solo attenuato in parte gli effetti della norma contestata prevedendo l’applicazione del blocco dei pagamenti solo per cartelle notificate per un importo complessivo pari ad almeno 5mila euro.
La decisione di stralciare dal decreto fiscale l’emendamento sul telemarketing, misura che avrebbe esteso al settore delle telecomunicazioni i divieti già previsti per i contratti di luce e gas, viene accolta positivamente da AssoCall-Confcommercio. Secondo l’associazione, si tratta di una scelta che “apre finalmente la strada a un confronto serio per una riforma organica e non raffazzonata dell'articolo 51 del Codice del Consumo”. La posizione è chiara: “Un passo indietro necessario per evitare l'ennesima 'scorciatoia normativa”.
AssoCall, parte del sistema di Confcommercio, ribadisce di essere favorevole all’estensione delle tutele per i consumatori a tutti i servizi venduti telefonicamente, incluse le telecomunicazioni. Tuttavia, secondo l’associazione, replicare l’impianto normativo attuale rischia di amplificarne le criticità. “Siamo assolutamente favorevoli all'estensione delle tutele per i consumatori a tutti i servizi commercializzati via telefono, tlc comprese - ha dichiarato il presidente di AssoCall-Confcommercio Leonardo Papagni - lo abbiamo già messo nero su bianco in un position paper congiunto con le associazioni a tutela dei cittadini. Ma estendere le regole attuali significa estenderne anche le pesanti ambiguità”.
Il punto centrale della critica riguarda l’efficacia della normativa e i suoi effetti sulla filiera. Secondo gli operatori, una regolazione poco chiara finisce per penalizzare soprattutto chi già opera nel rispetto delle regole, senza incidere realmente sulle pratiche scorrette. “Il consumatore - prosegue Papagni - deve sapere sempre chi lo chiama, deve poter richiamare il numero e deve poter contare su un soggetto responsabile a cui rivolgersi. Se invece ci si limita a colpire indistintamente il canale telefonico, il risultato è penalizzare le aziende che lavorano nella legalità senza arginare minimamente le truffe”.
Da qui l’appello diretto al governo: l’apertura immediata di un tavolo di confronto allargato per una riformulazione complessiva della norma, con il coinvolgimento delle autorità competenti e delle parti interessate. In particolare, Agcom, il Garante per la protezione dei dati personali e Arera, insieme alle associazioni dei consumatori e alle rappresentanze della filiera.
“Non si tratta di scegliere tra la difesa dei consumatori e quella delle imprese - ha concluso Papagni - dobbiamo costruire insieme una disciplina che funzioni davvero: implacabile contro gli abusivi, cristallina per i cittadini e certa per gli operatori in regola. Chiediamo al governo di guidare questo percorso: noi siamo pronti a fare la nostra parte per arrivare a un testo condiviso, equilibrato e coerente con le direttive europee”.
SALARIO GIUSTO E CONTRASTO AL DUMPING
Maggio 15, 2026
FISCO, IL SENATO APPROVA IL DECRETO OMNIBUS
Maggio 15, 2026
L'outlook della settimana. Il punto al 12 maggio 2026
Maggio 12, 2026
I COSTI DELLE FAMIGLIE TORINESI
Maggio 6, 2026
L'outlook della settimana. Il punto al 5 maggio 2026
Maggio 5, 2026