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Spreco alimentare, al ristorante cresce l’attenzione per la food & wine box

Con l’aumento delle occasioni di consumo fuori casa, torna al centro il tema del cibo non consumato. I ristoratori sono pronti, ma tra i clienti resiste ancora un certo imbarazzo nel chiedere di portare a casa gli avanzi.

Con l’arrivo dell’estate aumentano le occasioni per mangiare fuori casa: cene con gli amici, pranzi in famiglia, vacanze e momenti di convivialità. Occasioni piacevoli che, tuttavia, possono tradursi anche in un aumento degli sprechi alimentari, soprattutto quando le porzioni non vengono terminate e il cibo avanzato finisce inutilmente tra i rifiuti.

I dati evidenziano ancora una forte distanza tra la disponibilità dei ristoratori e le abitudini dei consumatori. Soltanto il 15,5% degli italiani porta a casa il cibo non consumato al ristorante, mentre la percentuale scende all’11,8% per quanto riguarda il vino avanzato.

Eppure, il 91,8% dei ristoratori dichiara di essere già attrezzato per permettere ai clienti di recuperare quanto rimasto al tavolo. Secondo oltre la metà degli operatori, il principale ostacolo non è quindi di natura organizzativa, ma psicologica: molti clienti provano ancora imbarazzo nel chiedere una confezione per portare via il cibo.

La sensibilità nei confronti del tema sta però gradualmente cambiando. Il 74% degli italiani si dichiara favorevole alla possibilità di portare a casa ciò che non è stato consumato, mentre il 70% apprezza i ristoranti che offrono attivamente questa opportunità.

Per il 22% dei consumatori, inoltre, la disponibilità della food box rappresenta un elemento capace di influenzare direttamente la scelta del locale.

In questo contesto assumono particolare importanza iniziative come “Rimpiattino”, la food & wine box promossa da Fipe e Comieco per trasformare un gesto semplice in una concreta abitudine di sostenibilità.

Dal lancio del progetto sono state distribuite 24.000 confezioni in 875 ristoranti di 22 città italiane, contribuendo a diffondere una nuova cultura basata sul rispetto e sulla valorizzazione del cibo.

Contrastare lo spreco alimentare significa infatti riconoscere il valore delle materie prime, del lavoro degli operatori, dell’energia e delle risorse impiegate per portare ogni piatto sulle nostre tavole.

Chiedere di portare a casa ciò che non si è consumato non deve quindi essere considerato motivo di imbarazzo, ma un comportamento responsabile, consapevole e sempre più naturale.

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