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L'outlook della settimana. il punto all'8 settembre 2026

La crescita economica in un mondo che cambia

L’economia mondiale continua a mostrare una capacità di tenuta superiore alle attese, anche in un contesto caratterizzato da forti tensioni e fattori sfavorevoli. Secondo il Fondo monetario internazionale, le prospettive di crescita globale per il 2026 si sono stabilizzate intorno al 3%. Lo shock energetico è stato assorbito meglio del previsto e gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno sostenendo l’attività, soprattutto negli Stati Uniti e nelle economie maggiormente integrate nella sua catena del valore. I rischi restano però elevati: lo shock energetico non è concluso, il debito pubblico mondiale ha raggiunto quasi il 100% del PIL e le differenze tra Paesi rimangono ampie.
Lo stesso vale per l’Europa dove, nel secondo trimestre, il PIL aumenta dello 0,6% nell’area euro e dello 0,7% nell’Unione europea, mentre l’occupazione cresce dello 0,1% in entrambe le aree. In Italia il PIL segna più 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e più 1% su base annua, mentre il mercato del lavoro rimane sostanzialmente stabile

Inflazione e consumi frenano

La crescita deve però confrontarsi con l’aumento dei prezzi: ad agosto l’inflazione sale al 3,3% sia in Italia sia nell’area euro. Nel nostro Paese l’accelerazione è dovuta soprattutto ai beni energetici, cresciuti del 17% su base annua, mentre l’inflazione di fondo è scesa all’1,5% e il “carrello della spesa” è rimasto stabile all’1%.
Segnali di debolezza arrivano dai consumi. A luglio le vendite al dettaglio italiane sono diminuite dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume rispetto a giugno. Sono dati, riporta Ufficio Studi di Confcommercio, che pesano soprattutto per le aziende del commercio tradizionale, ma anche per molte strutture della GDO, soprattutto dell’alimentare e che vanno monitorati con attenzione: non vanno trascurati i rischi di un possibile rallentamento nei mesi finali del 2026, periodo cruciale tanto per i bilanci - e la sopravvivenza - di molte imprese del trade quanto per le prospettive di crescita del Paese nel 2027. Il rallentamento dei consumi riguarda anche l’Europa: nello stesso mese il volume del commercio al dettaglio è sceso dello 0,6% nell’area euro e dello 0,4% nell’UE. Su base annua resta comunque una crescita, rispettivamente dello 0,6% e dell’1%.

Il clima ha un costo economico

Tra i fattori destinati a incidere sempre di più sull’economia c’è il cambiamento climatico. Una nuova analisi dell’OCSEmostra come gli effetti non rimangano circoscritti ai territori colpiti. Caldo, alluvioni, cambiamenti nelle rese agricole e innalzamento del livello del mare si propagano attraverso commercio, migrazioni e reti produttive, trasformandosi da danni locali in conseguenze macroeconomiche. Quasi in contemporanea con l’ OCSE, un report delle Nazioni Unite, Il mondo supererà 1,5°C di riscaldamento globale, ma può ancora limitarne gli effetti e tornare sotto questa soglia, fa riflettere sulla gravità della questione: nello scenario più favorevole l’aumento della temperatura raggiungerebbe un picco di 1,8°C. Limitare la durata e l’intensità del superamento diventa quindi essenziale anche per contenerne i costi economici e ambientali.

Quanto questi fenomeni siano già concreti, incidendo sul territorio e la vita quotidiana di tutti, emerge anche dall’Osservatorio sul terziario trevigiano realizzato da Confcommercio Treviso con Format Research. Oltre il 65% delle imprese segnala un aumento dei costi energetici e il 58% ne rileva un impatto sull’attività. Il 40,2% registra inoltre maggiori consumi per la climatizzazione e il 27,6% maggiori costi di gestione legati agli effetti del cambiamento climatico.

Una popolazione che cambia

Anche la demografia sta modificando profondamente l’economia. Secondo il World Economic Forum, gli over 60 rappresentano oggi il 15% della popolazione mondiale ma generano già il 27% della spesa globale dei consumatori, circa 19 mila miliardi di dollari. Entro il 2036 questa cifra potrebbe raggiungere 34 mila miliardi. La “silver economy”, legata ai prodotti e ai servizi destinati a una popolazione che invecchia, vale già 4.500 miliardi di dollari e cresce del 7% l’anno.

Infine, uno sguardo al settore dei gioielli Made in Italy. L’Osservatorio Federpreziosi 2026, realizzato con Format Research, stima che nel 2025 i turisti stranieri abbiano acquistato nelle gioiellerie italiane preziosi per circa 910 milioni di euro, pari al 13% dei ricavi del settore. L’84,8% degli acquirenti internazionali si dichiara inoltre propenso a scegliere nuovamente un gioiello italiano. Dato che, come sottolinea il Presidente di Federpreziosi, Andreis, trasforma l’acquisto di un gioiello in un legame che unisce il turista all’Italia nel tempo.

 

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