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Ottobre 20, 2026
Innovazione e vecchie fragilità di un’economia che prova a resistere
L'economia mondiale continua a mostrare una capacità di tenuta superiore alle attese, nonostante i conflitti, le tensioni commerciali e il rincaro dell'energia. Ma dietro questa apparente stabilità si accumulano fattori di rischio che potrebbero compromettere le prospettive di crescita. È il quadro delineato dal Fondo Monetario Internazionale, che sottolinea come gli investimenti nell'intelligenza artificiale abbiano contribuito a sostenere l'attività economica, compensando in parte gli effetti negativi dell'incertezza geopolitica.
Anche il Comitato monetario e finanziario internazionale richiama la necessità di non considerare acquisiti questi risultati. Le interruzioni delle catene di approvvigionamento, le pressioni sui prezzi e le trasformazioni strutturali rendono indispensabili politiche economiche credibili e una maggiore cooperazione internazionale.
L'Europa tra crescita debole e inflazione
Nell'area dell'euro la crescita rimane contenuta. La Banca Centrale Europea prevede un aumento del PIL dello 0,9% nel 2026 e dell'1,4% nel 2027, mentre l'inflazione, salita al 3,8% a settembre, continua a rappresentare un problema per famiglie e imprese.
La ripresa dei prezzi energetici si accompagna a una persistente debolezza dell'attività manifatturiera. Secondo Eurostat, ad agosto la produzione industriale dell'area euro è diminuita dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell'1,1% su base annua. Una situazione che limita le prospettive di sviluppo e rende più complesso il compito della politica monetaria.
I numeri di un'economia che cresce lentamente
L'economia italiana continua a crescere, ma a ritmi modesti. Nel suo ultimo Bollettino economico, la Banca d'Italia prevede un incremento del PIL dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. Gli investimenti, la transizione digitale ed energetica e il turismo contribuiscono a sostenere l'attività, mentre l'incertezza internazionale e il costo dell'energia ne frenano lo sviluppo.
Anche Confindustria segnala il rischio di un rallentamento nel 2027, richiamando un problema strutturale dell'economia italiana: la debole crescita della produttività, che da trent'anni limita la capacità del Paese di avvicinarsi ai ritmi di sviluppo delle altre grandi economie.
A preoccupare è soprattutto l'inflazione. Secondo l'Istat, a settembre i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, mentre Confcommercio stima un'ulteriore accelerazione al 4,7% in ottobre. Il rincaro dei beni energetici rischia così di ridurre il potere d'acquisto delle famiglie e comprimere i margini delle imprese. In questo contesto, gli ultimi dati dell'Istat sulla povertà mostrano che nel 2025 oltre 2,1 milioni di famiglie, per un totale di 5,4 milioni di persone, vivevano in condizioni di povertà assoluta. Un fenomeno sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente, che coinvolge il 9,3% della popolazione e interessa in misura particolarmente elevata i minori, tra i quali l'incidenza raggiunge il 12,5%.
Un segnale positivo arriva invece dal mercato del lavoro. Secondo i dati Unioncamere-Excelsior, le imprese prevedono oltre 539mila entrate a ottobre, il 3,7% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Diminuisce anche la difficoltà di reperimento del personale, che riguarda il 43,6% delle assunzioni programmate.
Sicurezza e opportunità di mercato per le imprese del commercio
Alle pressioni economiche si aggiungono problemi che incidono direttamente sull'attività quotidiana delle imprese. Un'indagine realizzata da Format Research per Confcommercio rivela che il 34,8% delle attività commerciali e dei pubblici esercizi ha già subito un furto con spaccata e che quasi un'impresa su due teme di esserne vittima nei prossimi mesi. La sicurezza rappresenta quindi un ulteriore elemento di preoccupazione per un settore già esposto all'aumento dei costi.
Accanto alle criticità emergono tuttavia opportunità di sviluppo. È il caso delle gioiellerie italiane, un comparto di oltre 11.800 imprese analizzato da Format Research per l'Osservatorio Federpreziosi. L'indagine, condotta su 810 operatori, mette in evidenza il rapporto tra commercio orafo, turismo internazionale e valorizzazione del Made in Italy, mostrando come la capacità di interpretare i cambiamenti della domanda possa rappresentare una leva competitiva.
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