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    Regione Piemonte - Cambia la gestione dei rifiuti urbani, si premia chi differenzia di più

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    Una legge approvata il 28 dicembre dal Consiglio regionale ridisegna la governance del sistema di gestione dei rifiuti urbani: per rendere un servizio più efficiente si premia chi ne produce meno e differenzia di più.

     

    L'obiettivo è portare entro il 2020 il Piemonte in linea con le prescrizioni europee, riducendo la produzione a 455 kg per abitante, di cui non più di 159 kg indifferenziati, aumentando la differenziata al 65%m raggiungendo un tasso di riciclaggio di almeno il 55% ed azzerando i rifiuti urbani biodegradabili portati in discarica.

     

    Il documento è ispirato all'economia circolare, in quanto punta alla costruzione di un sistema in cui la produzione e il consumo siano organizzati in modo che i rifiuti di uno diventino risorse per un altro.

     

    Per il presidente Sergio Chiamparino si tratta di “un altro importante atto di programmazione che va a completare il quadro normativo del settore ambientale piemontese, fornendo certezze agli operatori pubblici e privati”, e per l’assessore all’Ambiente, Alberto Valmaggia, “di un grande risultato raggiunto grazie al lavoro di anni e al coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in primo luogo i sindaci e le associazioni ambientaliste. Finalmente il Piemonte avrà un sistema univoco di gestione degli impianti a tecnologia complessa e delle singole discariche. In più, verrà portato a regime un sistema omogeneo per ogni territorio coincidente con le singole province e la Città metropolitana, con cui verrà incentivata la riduzione dei rifiuti e il corretto trattamento di questi attraverso il riuso e la differenziazione, prevedendo un sistema tariffario incentrato sul principio che chi inquina di più paga di più”.

     

    Partendo da quanto previsto a livello nazionale dal d.lgs. 152/2006 per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, la nuova legge prevede la fusione degli attuali 21 consorzi di bacino in 9 nuovi consorzi di area vasta, attribuendo ai sindaci il compito di provvedere alle funzioni inerenti la prevenzione della produzione dei rifiuti urbani, la riduzione, la raccolta differenziata e il trasporto. I singoli consorzi di area vasta suddivideranno il proprio territorio di riferimento in aree territoriali omogenee funzionali allo svolgimento dei servizi (in prima attuazione della legge, queste saranno coincidenti con i soppressi consorzi di bacino previste dalla l.r. n. 24/2002), in modo da poter rispondere ai principi di efficienza, efficacia ed economicità. I Comuni potranno essere rappresentati nell’assemblea consortile del relativo ambito di area vasta anche attraverso l’individuazione di un rappresentante unico per area territoriale omogenea.

     

    Per quanto riguarda invece la gestione degli impianti, la nuova legge sostituisce le attuali 8 Autorità territoriali ottimali provinciali (Ato) con un’unica autorità di dimensione regionale a cui attribuisce, in modo univoco, le funzioni di realizzazione e gestione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti a tecnologia complessa, comprese le discariche.

     

    Lo scopo principale di ogni singolo consorzio di area vasta è quello di raggiungere gli obiettivi prefissati nel Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, approvato dal Consiglio regionale nel mese di aprile 2016. Il Piano prevede di raggiungere entro il 2018 la produzione annua di rifiuto indifferenziato non superiore a 190 chilogrammi per abitante ed i 159 chilogrammi pro-capite entro il 2020. Tali obiettivi sono procrastinati di due anni unicamente per la città di Torino, in ragione della sua dimensione demografica e delle sue caratteristiche peculiari.

     

    Viene anche disciplinato il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti e si provvede a ricondurre in capo alla Regione le competenze relative alla riscossione dello stesso, determinato in nuovi importi che tengono conto delle premialità da assegnare ai consorzi virtuosi che conferiranno meno rifiuti in discarica e promuoveranno la riduzione a livello generale. Si prevederanno, al contrario, sanzioni amministrative in caso i singoli consorzi di area vasta non raggiungano gli obiettivi previsti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.

     

    In prima battuta era stato approvato a maggioranza dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale, dopo 30 sedute che hanno visto la presentazione e la discussioni di numerosi emendamenti, alcuni dei quali hanno contribuito a migliorarlo in modo sostanziale anche grazie al contributo offerto dagli oltre 60 soggetti coinvolti nelle consultazioni, tra enti pubblici, associazioni, consorzi di bacino e organizzazioni sindacali.