loader image
Chiudi

L'outlook della setitmana. Il punto al 19 maggio 2026

Lo scenario globale è condizionato dall’energia

Il conflitto in Medio Oriente continua a incidere sui prezzi delle materie prime e sulle aspettative di imprese e famiglie. Nel Bollettino economico della BCE si sottolinea come il rialzo delle quotazioni energetiche stia tornando a esercitare pressioni sull’inflazione e sul clima di fiducia, con effetti che dipenderanno dalla durata dello shock e dalla sua trasmissione all’economia reale. 
I dati più recenti confermano un’accelerazione dei prezzi anche in Italia. Secondo Istat, ad aprile l’inflazione è salita al 2,7% su base annua, contro l’1,7% di marzo, soprattutto per effetto del forte aumento degli energetici non regolamentati e regolamentati, ma anche dai prezzi degli alimentari non lavorati, mentre rallentano alcuni comparti dei servizi. In questo contesto le banche centrali mantengono un approccio prudente. La BCE continua a monitorare i rischi legati all’inflazione energetica, ma anche quelli connessi al rallentamento della crescita europea. L’obiettivo resta quello di accompagnare il ritorno dell’inflazione verso il target del 2%, evitando però un irrigidimento eccessivo delle condizioni finanziarie.

Europa tra crescita debole e nuovi squilibri finanziari

L’Eurozona continua a mostrare segnali di crescita moderata. Eurostat stima nel primo trimestre del 2026 un aumento dello 0,1% sia del PIL sia dell’occupazione nell’area euro. Anche la produzione industriale europea evidenzia una lieve crescita congiunturale, pur restando inferiore rispetto ai livelli dell’anno precedente. 
Accanto alla debolezza della domanda, emergono però trasformazioni più profonde nei meccanismi di finanziamento dell’economia europea. Un recente studio BCE evidenzia come la crescita delle istituzioni finanziarie non bancarie – fondi, assicurazioni e altri operatori – stia modificando i flussi di capitale nell’area euro. Da un lato aumentano gli investimenti europei verso attività statunitensi; dall’altro le banche stanno destinando una quota crescente del credito proprio verso le NBFI, riducendo indirettamente il sostegno alle imprese europee. Questa dinamica rischierebbe di rallentare la trasmissione della politica monetaria e il recupero del credito produttivo. Parallelamente cresce il peso strategico della sicurezza informatica. Il World Economic Forum definisce ormai la cybersecurity una priorità economica sistemica, soprattutto in un contesto segnato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente digitalizzazione delle infrastrutture economiche e finanziarie. E la Cybersecurity sta diventando sempre più priorità assoluta per aziende pubbliche e private ed è oggetto di una importante indagine Multiclient Periodica di Format Research.

Italia: credito in crescita, ma resta la prudenza

In Italia il quadro economico appare coerente con quello europeo: crescita moderata, investimenti selettivi e consumi ancora prudenti. L’Istat rileva per il primo trimestre del 2026 una crescita congiunturale del PIL dello 0,2%, in continuità con il recupero avviato nella seconda metà del 2025. Il contesto internazionale continua però a pesare sulle prospettive, soprattutto attraverso il canale energetico.  Sul fronte produttivo emergono alcuni segnali positivi. A marzo la produzione industriale italiana è aumentata per il secondo mese consecutivo, trainata soprattutto dai beni strumentali, mentre i beni di consumo continuano a mostrare debolezza. Anche il commercio estero evidenzia una dinamica favorevole: secondo Istat, l’export cresce grazie soprattutto alle vendite di metalli, con contributi importanti verso Svizzera e Francia. 
Resta centrale il tema del credito. Il rapporto ABI segnala ad aprile una crescita del 2,7% dei prestiti a famiglie e imprese su base annua. Per le famiglie si tratta del sedicesimo mese consecutivo di aumento, mentre per le imprese la crescita prosegue da dieci mesi. I tassi restano elevati, ma il sistema bancario mostra una graduale riattivazione del credito. 

Le differenze territoriali restano comunque significative. Nel frattempo continua la trasformazione digitale del sistema produttivo. Secondo la Banca d’Italia, il Piano Transizione 4.0 ha sostenuto investimenti soprattutto nelle micro e piccole imprese, generando effetti positivi anche sull’occupazione. Tuttavia, accanto agli incentivi, persistono costi amministrativi elevati: Unioncamere stima in 3,4 milioni le giornate-uomo perse ogni anno dalle imprese italiane per attività burocratiche a basso valore aggiunto, con un costo complessivo vicino ai 674 milioni di euro. 
In conclusione, il tema della legalità: secondo l’indagine di Confcommercio sui fenomeni illegali, realizzata con Format Research,  il 29% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025, anno in cui l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari, in crescita rispetto all’anno precedente. Non solo quindi un fenomeno sociale ma un reale danno all’economia di questo Paese.

 

 

PER INFORMAZIONI:

Ti servono maggiori informazioni?