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Agosto 4, 2026
L'economia italiana continua a mostrare una buona capacità di tenuta, ma il ritmo della crescita resta moderato.
La stima preliminare dell'Istat sul secondo trimestre conferma una crescita dell'economia italiana. Rispetto ai primi tre mesi dell'anno il ritmo rallenta leggermente, ma il dato tendenziale raggiunge l'1% e consente di rivedere al rialzo la crescita acquisita per il 2026, che passa dallo 0,6 allo 0,8%.
Anche il clima di fiducia registra un lieve miglioramento. A luglio aumentano sia l'indice relativo ai consumatori sia quello delle imprese. Il recupero interessa soprattutto la manifattura e i servizi e suggerisce un atteggiamento meno prudente rispetto ai mesi precedenti, pur senza indicare una vera inversione di fase.
Sul fronte dei prezzi prosegue il graduale rientro dell'inflazione. In Italia l'indice dei prezzi al consumo scende al 2,8%, mentre nell'area euro risale marginalmente al 2,9%, confermando una fase di sostanziale stabilizzazione dopo le forti tensioni degli ultimi anni.
Le imprese procedono ma con cautela
I dati relativi all'industria confermano un quadro articolato. Nell'Eurozona la produzione manifatturiera cresce al ritmo più sostenuto da oltre quattro anni, ma l'espansione continua a poggiare su una domanda ancora debole. L'incremento dei nuovi ordini rimane infatti contenuto e lascia aperti interrogativi sulla capacità della ripresa di consolidarsi nei prossimi mesi.
Anche in Italia il quadro presenta luci e ombre. L'indice PMI rimane in territorio espansivo sostenuto dall'aumento della produzione, ma gli ordini tornano a diminuire dopo tre mesi di crescita e le imprese segnalano un aumento dell'incertezza tra clienti e operatori.
Alcuni indicatori mostrano comunque segnali incoraggianti. A maggio cresce il fatturato dell'industria, sostenuto soprattutto dalla domanda estera, mentre l'indagine rapida di Confindustria evidenzia un miglioramento delle aspettative sulla produzione per i prossimi mesi. Nello stesso tempo, però, il commercio con i Paesi extra UE registra una riduzione delle esportazioni a giugno, confermando quanto il contesto internazionale continui a influenzare l'attività produttiva.
Gli effetti di questo scenario si riflettono anche sulle imprese del terziario. L'Osservatorio congiunturale realizzato da Format Research per Confcommercio Brescia evidenzia come il caro energia continui a rappresentare la principale fonte di preoccupazione per le imprese. Le aspettative indicano una ripresa della fiducia nella seconda parte dell'anno, ma la volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche continuano a rendere prudente ogni previsione.
La complessità del quadro internazionale
Il contesto estero rappresenta una variabile decisiva. Il Fondo Monetario Internazionale rileva che nel 2025 gli squilibri dei conti con l'estero sono tornati ad ampliarsi, interrompendo il percorso di riequilibrio osservato negli anni successivi alla crisi finanziaria globale e richiamando la necessità di politiche economiche più coordinate.
Il lavoro resta un punto di forza
Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno degli elementi più solidi dell'economia italiana. Gli occupati, secondo Istat, aumentano di 131 mila unità rispetto a giugno 2025 e il tasso di occupazione rimane stabile. Anche l'indagine annuale di Confindustria evidenzia una crescita dell'occupazione nelle imprese associate, trainata soprattutto dai servizi e dalle costruzioni.
Permane però il problema della disponibilità di competenze. Secondo Unioncamere e CNEL quasi un'assunzione su due è difficile da coprire, segnale di un disallineamento che continua a limitare il potenziale di crescita delle imprese. Non a caso aumenta l'attenzione verso le politiche di inserimento dei giovani, la valorizzazione dei lavoratori più esperti e il trasferimento delle competenze tra generazioni.
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